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Tasso zero, i Bot semestrali non rendono più nulla

Zero, in cifra tonda. I tassi dei Bot a sei mesi, i titoli fino a qualche tempo fa preferiti dal pubblico dei risparmiatori, all’asta di ieri sono risultati nulli. Il Tesoro cioè non pagherà alcun premio a chi ha deciso di finanziare lo Stato italiano acquistando i suoi titoli a breve. Certo, anche il Fisco non incasserà soldi e non saranno applicate commissioni, ma è la prima volta in assoluto che un collocamento viene fatto senza offrire rendimenti. Sono passati poco più di tre anni, era il novembre del 2011, quando i tassi si aggiravano ai massimi del 6,5%. 
Il rendimento nullo era nell’aria, sul secondario ci sono già scambi in territorio negativo, ma ciò che ha in parte sorpreso all’asta di ieri è stato il successo del collocamento. A fronte di un’offerta di Bot semestrali pari a 6,5 miliardi di euro, le domande hanno raggiunto gli 11,7 miliardi, quasi il doppio, facendo registrare un indice di copertura superiore di quello dell’asta precedente. A comprare non sono stati certo i risparmiatori, ma gli investitori istituzionali, le banche, i fondi che nell’impiegare l’abbondante liquidità sono stati attirati da un rendimento che seppur nullo è sempre superiore a quello, addirittura negativo anche in emissione di altri Paesi. In Germania per esempio sono ormai negativi sui titoli fino ad una durata settennale.
I tassi continuano dunque a scendere dopo l’avvio del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della Bce, con uno spread Roma-Berlino che si aggira sui 120 punti base ed un Btp decennale all’1,36%. È in questa situazione, tra l’altro, che per il Tesoro si trova la spiegazione degli oneri sui contratti derivati stipulati fino al 2008-2009, per assicurare il debito italiano dal rialzo dei tassi.
Una situazione – come ha detto al «Corriere della Sera» il direttore del Debito pubblico, Maria Cannata – che allora non era immaginabile. Non ne è convinto però il capogruppo alla Camera di Forza Italia, l’ex ministro Renato Brunetta, che torna all’attacco contro Cannata e contro la scelta del ministero dell’Economia di non rendere pubblici i contratti derivati ancora in essere: «Non è accettabile tanta opacità». In realtà lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha annunciato maggiore trasparenza, assicurando un’informazione sistematica e chiara. I tecnici del ministero stanno già lavorando sul primo documento, che dovrebbe essere diffuso entro l’estate.
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