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Tasso Euribor “sotto zero” ma chi ha un mutuo non può ancora festeggiare

Gli operatori la definiscono «una situazione anomala»: un tasso variabile che anziché essere la somma tra spread ed Euribor ne diventa la differenza. E ora che succede: la banca rimborsa ai clienti parte della rata, come è avvenuto recentemente in una banca danese e in una spagnola? L’Euribor a uno o a tre mesi (qualche volta anche a sei) viene usato come riferimento per i mutui a tasso variabile. Significa che il cliente paga sul capitale preso a prestito un tasso d’interesse composto dall’Euribor del momento più una differenza (spread) stabilita dalla banca e risultante dal contratto di mutuo. Martedì scorso l’Euribor è crollato per la prima volta al meno 0,001%: qualcuno parla di una rivoluzione copernicana, ma in effetti al momento le rate non cambieranno in modo sostanziale. «Una pura somma algebrica tra lo spread e l’Euribor farebbe calare il tasso. – conferma Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline – In realtà nessuna banca calcola il tasso del giorno prima, semmai fa la media del mese precedente, se non dei due mesi precedenti, quindi i pochi giorni nei quali l’Euribor va sotto zero non pesano particolarmente». «Le variazioni del parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile – conferma un portavoce di Intesa Sanpaolo – determinano una revisione periodica dei tassi, con le regole stabilite nel contratto di mutuo. Intesa Sanpaolo è una delle poche banche a utilizzare l’Euribor 1 mese, più vantaggioso, e i nostri clienti hanno già potuto beneficiare di tassi più bassi rispetto allo spread. Riteniamo difficile però che la discesa sotto lo zero dei tassi di mercato possa portare a riduzioni così significative da erodere tutto lo spread contrattuale». Anche perché, rileva Anedda, le banche si stanno tutelando nei confronti di questa possibilità: «I contratti stipulati negli ultimi mesi prevedono che si tenga conto dell’Euribor solo se pari o superiore allo zero, non quando è negativo».

Comunque l’Euribor sotto zero è una buona notizia per chi intende stipulare un mutuo, e anche per chi ne ha già uno, visto che può comunque ricorrere a una surroga: «I mutui per surroga stanno crescendo molto – confermano a Intesa Sanpaolo – e riteniamo che nei prossimi mesi la portabilità possa rappresentare uno degli elementi di traino del mercato». Modificandone la struttura: al momento, rileva l’Abi, i mutui a tasso variabile costituiscono i tre quarti di quelli in essere. Ma il mercato si sta spostando: «Anche l’Irs, al quale si fa riferimento per i mutui a tasso fisso, sta scendendo – dice Anedda – per cui i prodotti migliori sono tra il 2,5 e il 2,7%, appena un punto sopra i mutui a tasso variabile. Molti dunque li preferiscono, considerato che si guarda a un orizzonte di 20-30 anni, nell’ultimo mese sull’erogato si è raggiunto il pareggio, mentre il 70% dei mutui surrogati in aprile si è spostato sul tasso fisso».
Se chi ha un mutuo è contento, i titolari di un conto deposito remunerato invece vedono inesorabilmente crollare i loro guadagni. Se fino a qualche anno fa si riusciva a spuntare persino un 4-5%, adesso i tassi attivi sono crollati: «Sui circa 135 conti correnti che noi monitoriamo – dice Francesca Tedeschi Di Dario, responsabile del sito Osservatorio Finanziario – appena due tre danno rendimenti significativi, e si tratta di offerte premiere riservate comunque ai clienti affluent, che dispongono di almeno 100.000 euro. Altrimenti per spuntare un 2-3% bisogna vincolare i propri soldi per periodi lunghissimi, dai 7 ai 10 anni. Le banche si trovano ora nella situazione difficile di traghettare i clienti titolari dei conti di deposito verso i prodotti di risparmio gestito, che rendono bene, ma hanno un margine di rischio».
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