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Tasso BTp al 5%, faro delle Borse sulla Fed

La Corte tedesca concede la sua benedizione al nuovo fondo salva-Stati europeo. E oggi, secondo la maggioranza degli economisti, la Federal Reserve Usa potrebbe annunciare un nuovo programma di acquisti di titoli di Stato. Giornata migliore non poteva esserci per i mercati finanziari: l’Europa muove un nuovo passo in avanti verso la creazione di un efficiente scudo anti-spread, e gli Stati Uniti si preparano a inondare nuovamente il mercato di liquidità. Manna per gli investitori. Manna per la speculazione. Ecco perché le Borse e i titoli di Stato dei Paesi più deboli hanno guadagnato terreno anche ieri, seppur senza clamore, toccando nuovi massimi.
Tutti i listini europei (tranne Londra e Zurigo) hanno infatti chiuso in positivo: Parigi +0,18%, Francoforte +0,46%, Madrid +0,78% e Milano +1,19%. Le Borse del Vecchio continente (indice Stoxx 600) hanno così raggiunto il livello massimo degli ultimi 14 mesi. Anche Wall Street ha chiuso in progresso dello 0,14%. I titoli di Stato dei Paesi deboli d’Europa hanno ridotto spread e rendimenti: il rendimento del BTp decennale si è fermato a un soffio dal 5% (al 5,04%, minimo dal 26 marzo scorso) e il differenziale con i Bund è sceso a 342 punti base (minimo dal 4 aprile). L’euro è invece volato sui massimi degli ultimi quattro mesi, superando per un po’ quota 1,29 sul dollaro. Eppure, nel contesto di maggiore ottimismo, sono tutti consapevoli che la strada per uscire dal tunnel sia ancora lunga. I timori sono concentrati ora sulla Spagna, ma anche sulla Grecia.
I motivi dell’ottimismo
Nessuno si aspettava una decisione negativa dalla Corte costituzionale tedesca. Ma leggere nero su bianco che il fondo salva-Stati Esm potrà nascere e che non serviranno ulteriori approvazioni parlamentari fin tanto che la Germania non avrà impegnato 190 miliardi di euro, ha tranquillizzato tutti: questo significa che il nuovo fondo salva-Stati avrà tutta la potenza di fuoco fino ad ora prevista. A regime – calcola Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo – il fondo avrà una capacità di erogazione da 500 miliardi, ma all’inizio (se gli Stati rispetteranno l’impegno di versare le prime tranche di capitale) il fondo potrà avere una disponibilità di 213 miliardi. Questo non poteva che rincuorare i mercati: lo scudo anti-spread, che poggia sulla Bce e sul fondo salva-Stati, potrà essere operativo già ad ottobre. Ovviamente se qualche Stato, sottoponendosi alle condizioni, lo richiederà.
L’altro tema che ha dato fiato ai mercati riguarda la Federal Reserve. Il 65% degli economisti intervistati in un sondaggio Reuters ritiene che la banca centrale Usa lancerà presto un nuovo “quantitative easing” (cioè un programma di acquisto di bond e di contestuale iniezione di liquidità): la stragrande maggioranza di questi ritiene che l’operazione possa essere annunciata già oggi. Non solo: il 70% degli economisti crede che anche la Banca centrale inglese aumenterà di 50 miliardi di sterline il suo programma di acquisto di bond. Insomma: il mercato si aspetta un’azione massiccia e praticamente congiunta di tutte le principali banche centrali. E questo, tradizionalmente, fornisce benzina alle Borse.
I rischi
Certo è che la soluzione dei problemi resta lontana. In Europa, soprattutto, preoccupa la questione spagnola. «A mio avviso Madrid avrà bisogno di aiuti diretti allo Stato e non solo dello scudo anti-spread – osserva Alberto Gallo, responsabile strategia sul credito di Rbs –. Il Governo centrale sta infatti impegnando molti miliardi per aiutare banche e Regioni, e questo sforzo rende la Spagna potenzialmente insolvente nei prossimi anni. Madrid deve chiedere aiuti. Invece il Governo Rajoy, dopo la mossa della Bce, sembra frenare su questo fronte. Questo è preoccupante». Insomma: chiusa una fonte di instabilità, se ne apre un’altra.

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