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I tassi Usa saliranno Yellen: “Ma i rialzi saranno graduali”

«Le mie osservazioni sono positive, anche se gli ultimi dati le hanno un po’ attenuate ». Fin dall’esordio del suo atteso discorso la presidente della Federal Reserve Janet Yellen anticipa il tono generale. La debole creazione di posti di lavoro a maggio (solo 38.000 posti) non è una frenata così grave da alterare il quadro generale, che resta cautamente ottimista. Dunque sono in arrivo nuovi aumenti dei tassi direttivi della Fed perché «le forze economiche positive prevalgono su quelle negative», almeno in America. La banchiera centrale non ha indicato i tempi dei prossimi rialzi dei tassi, e questo significa che la “cautela” più volte ricorrente nel discorso non è solo una forma retorica. La Yellen ha elencato quattro rischi principali per l’economia Usa: un rallentamento della domanda, la stagnazione della produttività, la deflazione, gli shock esterni come una nuova crisi cinese o Brexit. Solo sull’ultimo punto la Yellen ha ribadito un forte allarme, per l’eventuale uscita di Londra dalla Ue: «Avrebbe consistenti ripercussioni economiche». Sugli altri è stata più rassicurante: le ragioni di allarme le sembrano in diminuzione rispetto ad alcuni mesi fa. Di qui l’annuncio che la politica monetaria, dopo la pausa dei primi mesi dell’anno, dovrebbe riprendere il percorso che era stato annunciato a fine 2015: una serie di graduali e modesti rialzi dei tassi. La Fed rimane sempre “data- driven”: guidata dai dati. Cioè pronta a cambiare idea e strategia se dovessero arrivare brutte novità. Ma per adesso, «se i dati in arrivo continuano a confermare un rafforzamento del mercato del lavoro, e l’inflazione continua a risalire verso l’obiettivo del 2%, nuovi aumenti graduali dei tassi sui fondi federali saranno adeguati».
La Yellen non ha nascosto la sua “delusione” per il rallentamento nelle assunzioni, iniziato ad aprile e peggiorato a maggio. «In questi due mesi la creazione di nuovi posti si è limitata a una media di 80mila mensili», mentre l’anno scorso e nel primo trimestre superava i 200mila. Ha ricordato però che nel 2015 erano stati creati 2,7 milioni di posti di lavoro, al settimo anno di ripresa. E dunque secondo la banchiera centrale siamo vicini al momento in cui saranno riassorbite le capacità inutilizzate della forza lavoro. Anche se ha voluto sottolineare che il calo dell’indice di disoccupazione al 4,7% nell’ultimo mese è dovuto ad un ritorno del fenomeno dei “disoccupati scoraggiati”. Per il futuro però la Yellen si è detta convinta che «le forze positive a sostegno dell’occupazione continueranno a prevalere».
Si è soffermata sul mistero della produttività “che sale pochissimo”, ricordando che nel lungo termine «l’aumento della produttività è essenziale per una crescita durevole». La Yellen – che peraltro Forbes ha collocato al terzo posto tra le donne più potenti del mondo, preceduta da Angela Merkel e Hillary Clinton (prima italiana, Federica Mogherini diciannovesima) – ha esaminato le varie spiegazioni invocate dai teorici della “stagnazione secolare”. Una spiegazione va cercata nei traumi profondi dell’ultima recessione, che non stati veramente superati. Come ricetta per rilanciare la produttività ha invocato soprattutto gli investimenti nell’istruzione. Ha anche espresso l’augurio che un futuro boom della produttività possa derivare dalle nuove scoperte della bio-genetica (la medicina personalizzata) o dalle auto senza guidatore. Wall Street in moderato rialzo e dollaro su, per l’attesa di un aumento dei tassi Usa.

Federico Rampini

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