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Tassi in risalita, come reagire

Dopo le elezioni americane e in attesa di nuovi scenari europei, ecco tre diverse strategie di portafoglio. Ciascuno, potrà, restando nello spettro più adatto alla sua sensibilità e al suo bisogno di certezze, trovare la sfumatura adatta. Senza dimenticare che, nei prossimi mesi, il panorama potrebbe cambiare.

PrimoChi teme di accollarsi rischi, in campo finanziario ha sempre poche vie da percorrere: durate brevi o brevissime e strumenti con caratteristiche molto semplici. Ma se si opta per le durate brevi, oggi è quasi automatico convivere con l’assenza di rendimento. E c’è di peggio: calcolando l’addebito del bollo sul deposito titoli, si rischia il segno meno. Meglio, in questo caso, mettere in portafoglio una parte importante di Btp Italia., il titolo agganciato all’inflazione casalinga. Meglio ancora è scegliere emissioni con durata compresa tra quattro e otto anni, perché è nel medio periodo che la potenzialità di questo strumento si esprimerà. Non è certo che nei prossimi mesi il costo della vita riprenda a salire, ma, forse, tra un anno potremmo vedere gli effetti più rilevanti della politica che sta attuando la Bce. L’obiettivo è appunto la ripresa dell’inflazione.

SecondoSalendo i gradini dell’ipotetica rischiosità, si aprono altre prospettive. La prima è l’investimento in titoli a cedola fissa con una tempistica graduale perché la fase di risalita dei rendimenti è alle porte. Non perché in area euro la ripresa dell’economia dilaghi, ma perché i prezzi di mercato delle emissioni a lungo termine cominciano a percepire il rischio contagio dal probabile aumento dei rendimenti statunitensi. Il futuro esecutivo Usa, infatti, si affiderà probabilmente ad una politica fiscale espansiva: e ad essa dovrebbe corrispondere, nel corso dei prossimi anni, un aumento del tasso d’inflazione. Quasi automatico, in questo caso, il ricorso ad una stretta creditizia attraverso l’aumento dei tassi d’interesse quando la soglia del 2% d’inflazione verrà toccata. Ipotesi che potrebbe realizzarsi a fine anno prossimo o nei primi mesi del 2018. Ma i mercati puntano già dritto alla possibile politica restrittiva che la Banca centrale di Washington prima o poi attuerà. E’ abbastanza probabile, quindi, che i rendimenti dei titoli con durata medio lunga riprendano a salire, per anticipare le decisioni della Federal Reserve. Chi rischia mediamente può poi utilizzare strumenti a tasso variabile, anche se la loro redditività è molto bassa e aderire ad una diversificazione titoli denominati in monete diverse dall’euro. Dollaro, sterlina inglese, corone del nord Europa.

TerzoInfine chi ha nel Dna una propensione al rischio molto elevata ed è in grado di convivere con oscillazioni dei prezzi anche rilevanti ha un catalogo di possibili scelte ampio, ad altri precluse dal desiderio di evitare rischi eccessivi. Accanto ai Btp Italia e ai Btp tradizionali, immessi in portafoglio con tempistiche graduali, e ai titoli a cedola variabile, nella ricetta rischiosa può salire la presenza di titoli in valuta diversa dalla moneta unica. Non solo per quantità, ma anche per tipologia di Paese. E una fetta tutt’altro che trascurabile, può essere destinata alle emissioni subordinate, ai titoli con grado di affidabilità non investment grade , ai prestiti senza scadenza ( perpetual) .

Le quotazioni di questi strumenti risentiranno negativamente in misura più contenuta della probabile tendenza rialzista dei rendimenti di mercato, grazie al valore medio alto delle cedole che li caratterizzano. Al tempo stesso assicureranno agli investitori un flusso per interessi di ottimo livello. Sfatare un tabù che riguarda i titoli considerati a rischio è opportuno. Emissioni subordinate, perpetual , non investment grade potrebbero rappresentare un rischio nella misura in cui ci si affida ad emittenti con rating bassissimo o che hanno collocato prestiti per valori nominali molto bassi. Nella tabella qui a fianco le emissioni che offrono le caratteristiche appena citate sono di debitori eccellenti. Se si ha un profilo adeguato, questa tipologia di strumenti non è da mettere all’indice. Nonostante il dilemma dei rendimenti avari (che finirà e inizieranno altri problemi) il comparto obbligazionario conferma insomma la sua versatilità.

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