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Tassi record al 7%, il debito frena

di Stefania Tamburello

ROMA — Torna alta la pressione sui titoli di Stato e i rendimenti volano fino quasi a toccare le punte massime raggiunte mercoledì della scorsa settimana. Le tensioni avvolgono l'intera Europa, rientrano sotto tiro anche i debiti di Belgio, Austria e Francia oltre che della Spagna, ma è ancora una volta l'Italia a soffrire di più mentre aumenta l'attesa per la formazione del nuovo governo da parte dell'ex commissario Mario Monti. Le difficoltà nelle trattative politiche che emergono a più riprese nel corso della giornata non aiutano certo a chiarire il quadro delle prospettive e a rassicurare gli investitori.
Le quotazioni vanno in altalena, mentre ancora una volta interviene, ma sempre con acquisti modesti, la Bce: lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata torna sopra i 500 punti base, tocca i 536 punti per poi chiudere a 526 punti con rendimenti che superano e poi si assestano sulla soglia critica, di allarme rosso, del 7%. L'asta suppletiva di Btp quinquennali (300 milioni in tutto) destinata agli specialisti va deserta. I contratti cds sul debito italiano a 5 anni, che assicurano dal rischio dell'insolvenza, segnano un nuovo massimo storico superando i 600 punti. La Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Bce vigileranno «molto da vicino» i progressi sui conti pubblici dell'Italia, dice in una conferenza stampa a Bruxelles il presidente dell'Unione Europea Herman Van Rompuy precisando che il Paese deve affrontare un esercizio «delicato ma necessario».
A Piazza Affari le cose vanno meglio, non c'è la débâcle, anche se le perdite si allargano fino al 3% con Finmeccanica e Unicredit (al test della Borsa dopo l'annuncio del mega piano di ricapitalizzazione) che vengono sospese per ribasso. Il calo poi però si restringe, c'è un recupero e un nuovo scivolone fino alla chiusura in ribasso dell'1,08%, con il crollo del titolo Finmeccanica che lascia sul terreno il 16,27 scontando così la diffusione della trimestrale, molto negativa, e la notizia che non verranno distribuiti dividendi per il 2011. Fa peggio Parigi che cede l'1,92% mentre Francoforte perde lo 0,31%, Madrid l'1,39 e Atene il 4,71%. Wall Street gira invece in positivo. L'euro risente delle tensioni, si indebolisce e ripiega a 1,35 dollari. In serata a Washington il titolare del Tesoro americano Timothy Geithner ha detto che l'Ue sta facendo «progressi graduali» sulla strada per uscire dalla crisi finanziaria.
Intanto c'è da segnalare il calo a settembre, per il secondo mese consecutivo, del debito pubblico italiano. Il dato, comunica la Banca d'Italia, si è attestato a 1.883,749 miliardi, a fronte dei 1.899,553 miliardi di agosto e dei 1.911,769 miliardi del record storico toccato a luglio. La diminuzione del debito, pari rispetto al mese precedente a 15,8 miliardi riflette però soprattutto la diminuzione delle attività del Tesoro presso la Banca d'Italia (-29 miliardi, a 15,6 miliardi) a cui si contrappone il fabbisogno registrato in questo mese (13,2 miliardi).
Nei primi nove mesi del 2011 il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche al netto delle dismissioni mobiliari si è attestato a 63,7 miliardi, in calo di 2,1 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2010. Il miglioramento, viene sottolineato, è attribuibile principalmente all'aumento delle entrate fiscali (in particolare il gettito dell'Iva e delle accise sulle risorse energetiche), parzialmente controbilanciato dall'incremento della spesa per interessi. Secondo Bankitalia, che calcola i flussi di cassa le entrate nei primi 9 mesi dell'anno sono aumentate del 2,4%. Il Tesoro, che usa il criterio della competenza, ha comunicato un miglioramento del gettito dell'1,6%.
 

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