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Tassi «periferici» al test del mercato

Si placa la turbolenza sui mercati azionari. Ma si sposta sui titoli obbligazionari dell’ “estrema” periferia dell’Eurozona, contagiando nella mattinata di ieri anche Italia e Spagna. Si raccoglie questo doppio segnale osservando l’andamento dei mercati. Le Borse hanno reagito al tonfo di martedì. Piazza Affari (che aveva ceduto il 2,69%) ha guadagnato lo 0,89%. Ben intonati anche gli altri listini (Eurostoxx 50 a +0,59%) e lo Stoxx bancario (+0,52%), il più colpito 48 ore fa. La tedesca Commerzbank (in area di sanzioni Usa per avere violato l’embargo finanziario imposto a Stati come Iran e Siria) è salita dell’1,89%. In recupero anche i bancari di Piazza Affari. UniCredit ha guadagnato l’1%. L’ad Federico Ghizzoni ha detto che l’istituto non rischia sanzioni dagli Usa sul “caso Iran”. In recupero anche Intesa Sanpaolo (+2,9%) e Banca Mps (+2,9%) che ha collocato un nuovo covered bond scadenza a 10 anni da 1 miliardo di euro.
Il bilancio delle Borse nell’ultima settimana e nell’ultimo mese è tuttavia negativo. Piazza Affari resta la peggiore tra le top con un ribasso mensile del 6% e settimanale del 3,6%. Il listino ha limato il guadagno da inizio anno al +10%, a fine aprile era a +14%. Numeri che indicano che in questo 2014 i sostenitori del vecchio adagio di Borsa “Sell in may and go away” quest’anno potrebbe anche averci visto giusto. Il dubbio è se si tratta ora di una semplice correzione, di un semplice consolidamento degli ultimi forti rialzi oppure dell’inizio di una rotazione dei portafogli. «Il quadro generale non giustifica un’inversione del trend, in particolare per le Borse europee – spiega Alex Ricchebuono, responsabile Sud Est Europe di La Française -. Le aziende stanno proseguendo nel deleveraging a fronte di un continuo calo dei costi della raccolta e del possibile aumento dei finanziamenti attraverso il meccanismo Tltro (Targeted long term refinancing operations) ideato dalla Bce. Questo non significa però che molti investitori non possano approfittare del periodo estivo per mettere in cascina prese di beneficio dopo un periodo di rialzo prolungato. Restano però da monitorare fattori esogeni, come le tensioni in Medio Oriente, che potrebbero rappresentare una spada di Damocle nel breve termine».
Insomma, forti market mover per giustificare un serio ritorno dell’avversione al rischio non vi sono. Anche se nell’ultima settimana i tassi sul Bund sono tornati a scendere fino a raggiungere martedì il minimo annuo a quota 1,22% (su 10 anni). E ieri la domanda in asta sul titolo a 2 anni (nome in codice Schatz) è stata 2,5 volte l’offerta nonostante il tasso nominale offerto sia calato a 0,01% (dal precedente 0,06%). Il che fa ancor più riflettere se si considera che sia in Inghilterra che negli Stati Uniti i mercati iniziano già a prezzare un futuro rialzo dei tassi di interesse (che sta favorendo vendite sui rispettivi bond). Dalle minute della Fed ieri è emerso che il piano di acquisto di bond finirà a ottobre con un “tapering” da 15 miliardi di dollari. Si tratta, appunto, di aree in fase tapering (uscita dal quantitative easing) e ben lontane dall’Eurozona dove solo ora si inizia a parlare di quantitative easing. Il calo dei tassi sul Bund e le turbolenze mattutine sui BTp hanno spinto lo spread Italia-Germania vicino a quota 170 nell’intraday, per poi ridimensionarsi a quota 165). Maggiore tensione si è vista nell’ “estrema” periferia dell’Eurozona con uno scatto dei titoli in Grecia e un balzo in Portogallo sui rischi di solvibilità del sistema bancario lusitano (si veda articolo in basso). Non è quindi un caso se i cds (una sorta di polizze che coprono dal rischio default di un titolo sottostante) sul debito del Portogallo siano balzati del 12,4% a 178 punti nell’ultimo settimana, segnando la peggiore variazione su scala mondiale. Da monitorare a questo punto la vicina Spagna (i cds sono balzati dell’11,6% a quota 71) il cui spread col Bund ha oscillato molto balzando a quota 157 per poi planare a fine seduta a 152. Mentre oggi c’è il test per l’Italia. Il Tesoro colloca un BoT a 12 mesi per 6,5 miliardi (a fronte di 7 che vanno in scadenza). Secondo gli operatori interpellati da Radiocor, le attese sono per un rendimento vicino allo 0,35%, sotto il minimo storico dello 0,495% segnato lo scorso giugno. Si tratta di rendimenti estremamente bassi, ma non più briciole nella nuova (ma solo momentanea) era europea dei tassi negativi.

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