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Tassi Lo spread pericoloso? È con Madrid

In Italia resta difficile la situazione del credito alle imprese. E questo nonostante le banche stiano continuando a rimborsare i prestiti della Banca centrale europea. Fra il culmine della crisi dell’eurozona, il giugno 2012, e oggi la dipendenza degli istituti di credito dalla Bce è calata del 25 per cento. Quella delle banche spagnole, invece, del 54 per cento. E se attualmente un imprenditore in Spagna può ottenere un finanziamento a cinque anni al 4,65%, in Italia la media è vicina al 6 per cento. Lo stesso livello di metà 2012. 
Dipendenza
A vederlo oggi, quello tra le banche italiane e la Bce somiglia a un abbraccio tanto prolungato quanto mortale. Le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro) condotte dalla Bce tra il dicembre 2011 e il febbraio 2012 hanno fornito alle banche italiane un appiglio fondamentale. Tramite esse, infatti, gli istituti di credito hanno potuto sostenere il Tesoro italiano nelle aste primarie di titoli di Stato. Ma le Ltro hanno anche creato un circolo vizioso per il credito interno.
A luglio 2012 si è toccato l’apice della dipendenza delle banche italiane dalla Bce, con 283,72 miliardi di euro erogati. Un numero non paragonabile a quello della Spagna, il cui picco è avvenuto nell’agosto 2012, con 411,7 miliardi di euro prestati dall’Eurotower. La differenza tra i due Paesi risiede tuttavia in come hanno gestito il periodo post-Ltro.
In febbraio, le banche italiane avevano in bilancio ancora 214,35 miliardi di euro dei 283 complessivi presi a prestito dalla Bce. Le banche spagnole, 190,6 miliardi di euro. E non solo queste ultime si sono svincolate dalla longa manu della Bce, ma hanno anche ridotto i tassi per le imprese. Come ha sottolineato la banca iberica Bbva in una nota ai clienti istituzionali del mese scorso, «il sensibile miglioramento della situazione del mercato creditizio spagnolo è da ricondurre a un rilevante ritorno della fiducia». Una volta ripuliti gli istituti di credito — dopo il bailout del sistema bancario sul finale del 2012 — Madrid ha ritrovato il sorriso.
Gli effetti sono evidenti. Analizzando la situazione del credito alle imprese tramite i dati statistici della Bce emerge un quadro di persistente frammentazione finanziaria non solo fra il cuore e la periferia dell’area euro, ma anche all’interno della periferia stessa. Il parametro più significativo è rappresentato dai tassi d’interesse per i prestiti fino a un milione di euro con una durata compresa fra 1 e 5 anni. Quelli che, secondo la definizione della Bce, sono rappresentativi degli investimenti. E i tassi sono tendenti al ribasso in Francia e Germania, ma anche in Spagna. Caso opposto per l’Italia.
Nuovi canali
La situazione italiana è divergente rispetto a quella spagnola. In Italia infatti il punto più alto dei tassi sui finanziamenti alle imprese si è avuto a inizio 2012, quando gli interessi erano circa al 6,5%, e hanno iniziato a decrescere mano a mano che le tensioni intorno all’Italia scemavano. Tuttavia, gli istituti di credito italiani non riducevano ancora la loro dipendenza dalla Bce, continuando a utilizzare l’Eurotower come stampella per la liquidità. È a fine 2013 che le banche italiane iniziano a staccare il cordone ombelicale che le tiene attaccate a Francoforte. I rimborsi si sono fatti più corposi e il sistema bancario ha cercato un nuovo canale per il sostentamento. Quale? Le società non finanziarie. Nella penisola iberica, di contro, i tassi d’interesse applicati alle imprese sono ai minimi dal 2011, sotto quota 4,70 per cento. Il calo è stato netto e continuo, dopo il picco del 6,6% toccato a metà 2012. La curva degli interessi è andata di pari passo con il rimborso dei prestiti delle due Ltro: più aumentava la restituzione, più le condizioni di accesso al credito si facevano leggere.
Questo non è successo in Italia, dove anzi le circostanze sono analoghe a quelle del luglio 2012. In un report di inizio marzo Goldman Sachs ha provato a spiegare i motivi di questo fenomeno. L’economista Dirk Schumacher non ha dubbi: «Una tale impennata dei tassi sui prestiti alle imprese evidenzia una crescente paura per il medio periodo». Le banche italiane hanno timore che i finanziamenti erogati possano non essere rimborsati secondo le modalità preventivate. «È anche colpa dei molti Non-performing loans (crediti dubbi, o Npl, ndr ) che incidono sui bilanci, diminuendo la propensione al rischio», nota Goldman Sachs.
Lo scenario potrebbe peggiorare nel corso dell’anno, minando la ripresa che si è affacciata sull’Italia. Colpa dell’Asset Quality Review (Aqr) della Bce, la verifica di bilancio a cui sono sottoposte le maggiori 128 banche dell’eurozona. A fine 2014 gli istituti di credito italiani potrebbero essere infatti costretti a ricorrere al mercato al fine di ottenere nuovi capitali, per rafforzare il proprio patrimonio di vigilanza. Storicamente, tuttavia, questo si traduce anche in una restrizione del credito, la quale potrebbe urtare l’economia reale. Per l’Italia il rischio che il 2014 sia un anno in stagnazione è sempre maggiore.
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