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Tassi il manuale pratico di autodifesa

di Giuditta Marvelli

Senza sorprese — tutti se l’aspettavano — è finita l’epoca dei tassi all’ 1%. Jean-Claude Trichet ha svitato il primo bullone dell’impalcatura anti-crisi, portando il costo del denaro all’ 1,25%. Un livello sempre ridicolo se guardiamo alla storia dell’Europa e dell’Italia, ma il più elevato dell’odierno mondo occidentale se consideriamo che dal martoriato Giappone agli Stati Uniti passando per la Gran Bretagna i tassi di sconto oscillano tra lo zero e lo zero virgola qualcosa. E non sono attese novità prima del 2012. In pratica E adesso che succede? In queste pagine CorrierEconomia ha cercato realisticamente di calcolare gli effetti della novità nelle tasche delle famiglie italiane. Mutui e obbligazioni, vale a dire le due grandezze con cui si definisce gran parte dell’impegno finanziario privato nel nostro Paese, sono infatti direttamente interessati dai movimenti dei tassi. Chi poi vuole sentirsi parte di un universo, al di là delle implicazioni personali, può leggere il quadro fatto dall’economista di Standard &Poor’s (vedi intervista qui a fianco ) che affronta il dilemma dell’Europa dalle tre velocità economiche, dove la mossa della Banca centrale europea avrà effetti diversi. L’Italia non è certo nel gruppo di Paesi dove i tassi più alti sono funzionali alla crescita galoppante, ma nemmeno nell’estrema periferia del debito. Ricette Il piccolo ritocco, ampiamente scontato dai mercati, ha già fatto il suo corso nei prezzi e nei rendimenti. Chi ha un mutuo si ritroverà a pagare già in maggio fino a 30 euro in più su un prestito trentennale da 100 mila euro. Ma, per il momento, il tasso variabile resta ancora una soluzione da valutare seriamente. Il tasso fisso — psicologicamente molto tranquillizzante — oggi realisticamente può costare oltre 140 euro in più al mese. Ne vale la pena? Ognuno dovrà pensarci, i numeri (vedi pagina a fianco ) possono essere un aiuto per prendere la decisione migliore. Quanto al portafoglio obbligazionario, una manutenzione in chiave variabile è certamente una strategia saggia. Anche in questo caso — come accade in modo molto più evidente per i mutui — il livello di partenza è così basso e il ritocco così lieve che, per il momento, non si possono mettere in conto enormi differenze. Per aspirare a un rendimento del 2,5%— vale a dire il livello dell’inflazione — bisogna già oggi far spazio ai Cct e ai Btp collegati all’inflazione. Il rendimento di un portafoglio così diversificato potrebbe salire fino 3,5%se la Bce svita anche un altro paio di bulloni entro fine anno, facendo salire i tassi fino all’ 1,75%. Come si può intuire siamo ben lontani da ordini di rendimento elevati, sostanzialmente diversi da quelli che abbiamo visto finora. La chiave inglese di Trichet ha sbloccato anche i depositi online, l’altra grande passione italiana. Molti prodotti si erano già adeguati, tenendo come riferimento i tassi di mercato (Euribor). I depositi online vincolati rendono quindi qualche decimale in più. Meglio di nulla. Ma c’è poca scelta se si vuole tenere a bada l’inflazione.

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