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Tassi e spread in caduta: è corsa alle aste

di Luca Davi

«Se questo è l'effetto di un declassamento a grappolo, sarebbe quasi conveniente se ce ne fosse uno ogni giorno», era la battuta che ieri girava nelle principali sale operative milanesi. Scherzi a parte, il paradosso (apparente) rimane: il taglio del rating di Standard & Poor's, che nella notte di venerdì ha rivisto al ribasso quasi tutti i debiti sovrani europei (incluso quello italiano retrocesso a BBB+), ha «generato» due miglioramenti consecutivi sia sul fronte degli spread che dei mercati azionari. Dopo la buona risposta registrata lunedì, ieri il differenziale tra BTp decennali e Bund tedeschi è nuovamente sceso, calando a 471 punti base (dai 485 dell'apertura) con il rendimento del BTp al 6,5 per cento. Positivo anche il Ftse Mib, che è salito dello 0,69 per cento. A rivelarsi buona, in verità, è stata la risposta di tutti i listini europei, tanto che l'indice Stoxx ha toccato i massimi dall'inizio di agosto: Parigi è salita dell'1,4%, Francoforte dell'1,8%, Francoforte dell'1%, Londra dello 0,65%. Anche Wall Street si è mossa in positivo, con l'S&P in progresso dello 0,36%.
Il paradosso, tuttavia, è solo apparente. Gli analisti sono concordi nel dire che gli annunci di downgrade sovrani arrivano in ritardo rispetto alla realtà dei fatti. Il loro intervento non aggiunge alcuna informazione aggiuntiva ma semplicemente certifica ciò che il mercato ha già scontato ampiamente da tempo, ovvero una situazione di forte incertezza: ci sarà insomma un motivo se il rendimento del debito francese è superiore di quasi un punto percentuale e mezzo rispetto a quello tedesco. O se la carta italiana costa quasi 5 punti in più a quella della Germania.
L'annuncio dell'agenzia di rating anglosassone è stato insomma una «non notizia» per gli operatori. E allora, come si spiega la reazione recente dei mercati?
Sono due i propellenti dei listini, soprattutto sul fronte obbligazionario. Il primo è costituito dalla Bce, che sta proseguendo nel suo programma di riacquisto di bond governativi (il cosiddetto Securities market programme), calmierandone così i rendimenti. Se forte è stata la sua presenza sul mercato lunedì, più discreta invece è apparsa ieri. Giorno in cui, invece, si sono riaffacciati sul mercato un po' di investitori. Spinti, secondo alcuni osservatori, da una discreta dose di propensione al rischio. Di fatto, i portfolio manager starebbero lentamente rimettendo in circolo quella liquidità proveniente dalla Banca centrale europea, che ha concesso nelle scorse settimane un finanziamento illimitato all'1% a tre anni (Ltro). L'effetto si è visto soprattutto sulle scadenze a breve dei titoli di Stato, e in particolare sui titoli italiani, i cui rendimenti sono crollati del 50% nell'ultimo mese. Ieri il rendimento del titolo italiano a 2 anni è addirittura sceso appena sotto il 4%, tornando così ai livelli dello scorso ottobre. L'Italia vede insomma ben ancorata la parte a breve della curva dei rendimenti, mentre attende ancora i miglioramenti sulla parte medio lunga.
Ma non c'è solo Italia. L'Ltro della Bce ha contribuito a far andare a buon fine le aste spagnole (si veda articolo in basso), le cui scadenze a 12 mesi hanno visto quasi dimezzare i rendimenti (dal 4,05% al 2,05%). Ieri lo spread spagnolo è calato anche sulla parte lunga della curva, con una flessione da 343 a 340 punti base (e il rendimento del Bonos al 5,14%). Tra i paesi periferici, sono scesi anche i rendimenti dei decennali irlandesi (al 7,6% dall'8,57% di inizio anno) e portoghesi. Ieri è stata la volta infine della Grecia, che ha collocato bond a 3 mesi per 1,625 miliardi al tasso del 4,64%, in lieve ribasso rispetto all'asta precedente (4,68%). Meno tonico, invece, il debito francese, che ha perso la tripla A: lo spread di Parigi è salito da 129 a 135 punti base, con un rendimento al 3,101%.
La buona intonazione delle Borse ieri è stata indotta anche da altri elementi. Gli operatori hanno dato il via agli acquisti sin dall'avvio della seduta sulla scia della frenata della crescita cinese all'8,9% nel quarto trimestre. Un elemento, questo, che ha alimentato le attese di una politica monetaria espansiva da parte delle autorità di Pechino. Non solo: un po' di entusiasmo è arrivato dalla diffusione dello Zew, l'indice che misura le aspettative sull'economia tedesca. Ebbene, il dato è salito a gennaio a -21,6 da -53,8 di dicembre, ben oltre le attese degli analisti.

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