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Tassi BTp in rialzo, ma la Borsa tiene

di Maximilian Cellino

L'attesa per il vertice del Consiglio europeo di domani durante il quale saranno (probabilmente) svelati i dettagli del piano di salvataggio della Grecia partorisce una seduta all'insegna del nervosismo Ftse Mib (Milano) peri mercati, con qualche nota favorevole (alla fine di giornata gli indici azionari hanno segnato un generale rialzo e l'euro si è rafforzato sopra 1,39 dollari) ma anche segnali poco incoraggianti (lo spread dei titoli di Stato italiani e degli altri Paesi periferici è salito ancora) e sintomatici della prudenza con cui gli operatori continuano a seguire le vicende del Vecchio Continente. Il recupero delle Borse europee (Francoforte ha guadagnato 1'1, 5%, Parigi l'1,4.1% e Londra l'1,08%) si è in fm dei conti materializzato soltanto nel pomeriggio, quando è apparso chiaro che Wall Street avrebbe seguito il rally inscenato venerdì scorso. Al termine della seduta l'S&P 500 è risalito dell'1,12% e il Nasdaq del 2,35%, un progresso che molti operatori spiegano con la maggior fiducia del mercato sulle capacità di tenuta dell'economia Usa: se qualche settimana fa si dava per scontata una ricaduta in recessione (double dip) oggi, dopo una serie di dati macro non così catastrofici come ci si attendeva, non si è poi tanto più sicuri. Dalle imprese Usa, inoltre, continuano ad arrivare segnali confortanti: ieri è stata Caterpillar a presentare dati di bilancio trimestrali migliori delle attese e a fornire così un buon alibi per continuare ad acquistare azioni e anche per far rimbalzare le materie prime (il petrolio ha guadagnato il 4,4%, il rame addirittura il 7%). Vista da questa sponda dell'Atlantico, la situazione non appare invece così rosea: le lancette degli indici dei direttori d'acquisto delle imprese europee (Pmi) diffusi ieri e relativi al mese di ottobre sembrano puntare verso una brusca frenata dell'economia. L'indice composito per l'intera area è sceso a 47,2 punti dal precedente 49,1, si è così allontanato ulteriormente dalla soglia dei 5o punti che per convenzione separa la crescita dalla recessione e ha raggiunto i minimi dal luglio 2009. Il vero problema del Vecchio Continente si chiama però debito pubblico e gli operatori ne sono ovviamente ben coscienti. Non si spiegherebbe in altro modo il trattamento che ieri hanno riservato alle banche greche (crollate di oltre il 20%, come si può leggere nell'articolo della pagina a fianco) e alla Borsa di Atene (-6,7%). Ma anche la giornata di tensione sui BTp di casa nostra: il rendimento dei titoli decennali è nuovamente salito fmo a sfiorare la pericolosa soglia del 6% e lo scarto con il Bund (il cosiddetto «spread») si è allargato in mattinata fmo a 392 punti base (cioè il 3,92%) per poi attestarsi in serata a quota 383. Tutto questo nonostante gli interventi della Banca centrale europea (Bce), che la scorsa settimana ha intensificato gli sforzi acquistando sul mercato obbli:a7ioni per 4,5 miliardi. Non c'è dubbio, sotto questo aspetto, che ad accrescere la pressione verso l'Italia sia stata anche la convulsa giornata politica e la ridda di voci attorno al contenuto di quel Decreto Sviluppo che dovrebbe contenere le misure di crescita richieste dall'Europa: anche Piazza Affari, in fm dei conti, ha finito per pagare dazio terminando indietro rispetto al resto d'Europa ( o,79%). Ma è un po' tutta l'Europa a soffrire, prova ne sia che ieri sono cresciuti gli spread dei titoli spagnoli (339 punti rispettoa quelli tedeschi), belgi (229) e francesi (n8). Ed è salito ancora pure il rendimento dei bond emessi dall'Efsf, il fondo salva-stati, che ormai ha uno scarto di 135 punti base rispetto al Bund decennale. Le difficoltà del sistema creditizio sono del resto percepibili anche attraverso due altri indicatori significativi. Ieri le richieste di finanziamenti alle Bce attraverso il «bancomat» d'emergenza, quella «marginal lending facility» che presta denaro a caro prezzo (2,25%) per una notte, sono di nuovo salite a 4,9 miliardi: segno inequivocabile delle tensioni esistenti sul mercato interbancario. Allo stesso tempo il denaro parcheggiato presso l'istituto di Franco- forte continua a crescere (202 miliardi contro i 188 di giovedì scorso) a testimonianza della riluttanza delle banche a prestarsi denaro l'una con l'altra. Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto sia urgente trovare una soluzione per il potenziamento del fondo Efsf e per la ricapitalizzazione delle banche.

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