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Tassi BTp ai minimi, euro sotto 1,34

Il Tesoro porta a casa un’altra ondata di aste con tassi ai minimi storici aggiornando la raccolta settimanale a 17 miliardi. Dopo il buon esito dell’asta di CTz di lunedì e di BoT a 6 mesi (martedì) ieri sono stati collocati BTp e titoli a tasso variabile, i CcTeu. Più nel dettaglio, sono stati piazzati sul mercato primario BTp quinquennali per tre miliardi di euro a un tasso dell’1,2% (in calo dello 0,16% rispetto all’asta precedente) e BTp decennali per 2,5 miliardi di euro a un tasso del 2,60% (in calo dello 0,21% rispetto all’asta precedente).In entrambi i casi i rendimenti hanno toccato un nuovo minimo record. La domanda è stata pari a 1,45 volte l’offerta sia per i buoni quinquennali che per i decennali. Il Tesoro ha inoltre collocato CcTeu in scadenza nel 2019 per 1,5 miliardi di euro a un tasso dell’1,12% (-0,12% rispetto all’asta precedente) con un rapporto domanda/offerta pari a 1,54. È stato collocato il massimo ammontare di titoli previsto, pari a 7 miliardi di euro complessivi.
Sul mercato secondario il BTp a 10 anni ha chiuso al 2,7%, sei punti base in più del minimo toccato martedì che rappresenta a conti fatti il minimo di tutti i tempi, toccato per pochi giorni nel lontanissimo 1945. L’excursus storico dei bond governativi dell’Eurozona ci porta ancora più distante. I titoli decennali olandesi viaggiano sugli stessi livelli di 500 anni fa (secondo i calcoli di Deutsche Bank), quelli francesi sono tornati indietro di oltre 250 anni, quelli spagnoli sono gli stessi di due secoli fa e quelli tedeschi intorno ai valori che prezzavano nel 1800.
Il mercato dei titoli di Stato vive una fase inedita, in cui sono bassi sia i titoli a breve scadenza (ormai utilizzati dalle banche come alternativa al parcheggio della liquidità presso la Bce) ma anche quelli di lunga durata. E volano basso sia i bond dei Paesi “core” che quelli che appartengono alla stessa “periferia” con debiti pubblici che viaggiano su rating inferiori. Un mercato, quello dei bond, in questo momento resistente alle spinte che arrivano dai market mover. Come quella arrivata ieri dall’economia americana che, invece, ha avuto un effetto immediato sul mercato delle valute, il più reattivo ed elastico alle variabili macro.
Il Pil degli degli Usa nel secondo trimestre è scattato: +4% (annualizzato) rispetto al +3% previsto. Questa notizia ha dato linfa al dollaro che si sta mostrando particolarmente tonico nelle ultime sedute. Il Dollar Index – che sintetizza l’andamento del biglietto verde con un basket variegato di valute – è salito oltre 81 punti, il livello più elevato dal novembre 2013. Ha perso terreno anche l’euro, sceso sotto la soglia di 1,34 dollari (1,337), livelli che non si vedevano da 8 mesi. Solo in serata, dopo le parole accomodanti della Fed, è tornato intorno a quota 1,34. Dalle sale tecniche indicano che la moneta unica è scesa sulla valuta Usa sotto l’importante supporto di 1,3450 ma ancora non si è mosso in maniera significativa il cambio euro/yen che continua a muoversi in area 137. Se dovesse scendere sotto 136 allora, spiegano nelle sale operative, si potrebbe cominciare a parlare di un processo di riallocazione degli asset finanziari verso l’area del dollaro.
La politica monetaria Usa sarà determinante per l’andamento delle valute. Molto dipenderà dalla composizione del tasso di disoccupazione (attualmente al 6,1% ma con circa 10 milioni di statunitensi usciti dal calcolo forza lavoro negli ultimi anni) a cui guarda con attenzione la Federal Reserve. Intanto a luglio sono stati creati 218mila nuovi posti di lavoro, in calo rispetto ai 281mila di giugno e alle attese (230mila).
Le Borse hanno apprezzato il dato del Pil Usa ma poi nel finale hanno virato e chiuso al ribasso.
Pesa anche un contesto geopolitico sempre più teso. Dalla Russia sono arrivate dichiarazioni pesanti dopo le sanzioni decise dall’Ue contro Mosca: «Inevitabile un aumento dei prezzi dell’energia per l’Europa». Piazza Affari ha ceduto lo 0,94%, in linea con l’indice Eurostoxx 50 (-0,76%). Hanno fatto peggio Parigi (-1,2%) e Lisbona (-3,3%) maglia nera d’Europa. A Milano vendite su Fiat (dopo dati trimestrali sotto le attese) e Mediaset (dopo la semestrale). Bene Finmeccanica dopo che la Procura di Busto Arsizio ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti della società in merito alla fornitura di 12 elicotteri al governo indiano.

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