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Tassi Bot sotto l’1%, spread a 301

Non è chiaro se fra i 18,7 miliardi di euro di BoT richiesti ieri vi siano stati anche ordini provenienti dal Giappone. L’appetito degli investitori del Sol Levante per le attività europee (soprattutto dei Paesi «periferici») dopo le mosse espansive della Banca centrale nipponica viene sbandierato ai quattro venti negli ultimi giorni, ma è probabile che la domanda per i titoli italiani sia ancora una volta arrivata in gran parte dal nostro Paese.
Che siano acquisti provenienti dall’Asia, di investitori che si vogliono soltanto avvantaggiare e prendere posizione in attesa dei flussi provenienti dal Giappone, oppure di soggetti che semplicemente ribadiscono la fiducia nell’Italia il risultato però non cambia: con l’operazione di ieri il Tesoro ha messo a segno un risultato importante, che fa ben sperare in vista del collocamento odierno dei BTp (6 miliardi di euro a 3 e 15 anni) e CcTeu (1,5 miliardi), nonché di quello della prossima settimana di BTp Italia alla clientela retail.
Nel dettaglio, i BoT a tre mesi (3 miliardi di euro) sono stati emessi allo 0,243%, un tasso che mai si era registrato in asta e che è sensibilmente inferiore allo 0,765% di ottobre (l’ultima volta che questa tipologia era stata collocata). Anche il rendimento dei titoli a 12 mesi (8 miliardi) è sceso, molto più delle attese, tornando sotto la soglia psicologica dell’1% (0,922% per l’esattezza, era 1,28% il mese precedente) oltre la quale quotava ancora la sera precedente sul secondario.
Il fatto che il rapporto fra domanda e offerta sia cresciuto (raggiungendo 1,64 volte sul BoT a 12 mesi e 1,9 volte sul 3 mesi) è in sé in gran parte conseguenza dell’ammontare di titoli a breve termine in scadenza questa settimana (8,8 miliardi di euro), ma testimonia anche un ritorno di interesse e fiducia nei confronti del nostro Paese che non si vedeva da prima delle elezioni. «Comprare» Italia ieri era insomma un’operazione che gli investitori hanno preso in seria considerazione e realizzato, e lo si vede bene anche dal comportamento sul secondario delle obbligazioni a media-lunga scadenza.
I rendimenti su tutta la curva italiana sono infatti scesi ai minimi da fine gennaio o dai primi giorni di febbraio: 2,30% il BTp 3 anni; 3,08% quello a 5 anni e 4,31% quello a 10 anni (4,36% lunedì). Lo scarto di quest’ultimo con il Bund tedesco di pari scadenza si è ridotto a 301 punti base, evento che non si verificava dal giorno dell’apertura delle urne. Certo, si potrà obiettare che gran parte dell’accelerazione sui titoli di Stato italiani si sia verificata nel pomeriggio e non subito dopo l’esito dell’asta BoT. E anche che la Spagna abbia registrato un risultato migliore dell’Italia, visto che il rendimento dei Bonos decennali è sceso di 10 punti base al 4,63%, per uno spread sul Bund a 330 punti. Ieri quindi gli investitori hanno in generale acquistato un po’ tutti i titoli di paesi «periferici» per vendere Germania (ma non il titolo tedesco a due anni, che anzi in mattinata aveva fatto il pieno in asta registrando rendimenti in discesa allo 0,02%).
Cosa abbia davvero provocato il ritorno dell’appetito per il rischio, scatenatosi soprattutto dopo il «giallo» della diffusione anticipata dei verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve (che da parte loro hanno provocato un parziale recupero del dollaro, che ha ricacciato l’euro sotto quota 1,31 raggiunto nelle prime prime ore della giornata) è francamente difficile da capire. I membri della banca centrale Usa (come si legge in modo più approfondito nella pagina a fianco) appaiono in fondo divisi sull’opportunità di prolungare oltre fine anno le misure di stimolo all’economia. Niente di particolarmente diverso da quanto ci si aspettasse, quindi: ma in attesa dei «fantomatici» ordini dal Giappone è stato evidentemente sufficiente a scatenare i rialzisti.

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