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I tassi bassi voluti da Draghi hanno fatto risparmiare ai tedeschi 147 miliardi di euro di interessi

Ora è ufficiale: dal punto di vista di Wolfgang Schäuble, Mario Draghi e la Bce valgono più di 145 miliardi. Denaro risparmiato dalle casse dello Stato tedesco nel servizio del debito pubblico grazie ai tassi d’interesse bassi della banca centrale. Il numero viene dal ministero delle Finanze della Germania stesso ed è stato fornito dietro richiesta dei deputati dei Verdi al Bundestag. Nel 2008, prima dell’inizio della crisi finanziaria, il dicastero di Schäuble (che però al tempo era ministro degli Interni) aveva previsto che entro il 2016 avrebbe speso 416,2 miliardi in interessi sul debito. In realtà, sulla base del bilancio dell’anno scorso, ne ha dovuti sborsare solo 270,5. Una differenza di 145,7 miliardi che sono serviti al potente ministro a finanziare una serie di spese, l’arrivo dei rifugiati in testa, e a raggiungere la parità, anzi il surplus, di bilancio. Questo dato di fatto non ha esentato Schäuble dal criticare la politica dei bassi tassi scelta dalla Bce in questi anni, che ritiene abbia effetti collaterali negativi per l’economia. Fatto sta che anche per la Germania ne ha avuti di positivi. Non che tutto il regalo sia venuto da Draghi, in realtà: al vertice della Banca centrale europea è arrivato solo alla fine del 2011. I risparmi più consistenti, però, per le finanze tedesche si sono registrati negli ultimi anni. Il ministero delle Finanze di Berlino nel 2012 (Schäuble e Draghi già nelle loro posizioni attuali) prevedeva che nel 2016 avrebbe speso 41,2 miliardi per interessi sul debito: in realtà ne ha spesi 17,5, parecchio meno della metà, un risparmio di 23,7 miliardi rispetto alle previsioni. Il beneficio non riguarda solo i conti pubblici tedeschi, naturalmente: vale per tutti i Paesi dell’eurozona. Almeno in una certa misura, però, spiega forse il calo di intensità delle critiche di Schäuble a Draghi negli ultimi tempi. Non è amore: solo riconoscimento.

Danilo Taino

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