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Tassi bassi, un po’ di inflazione e le Siiq «Il mercato immobiliare può ripartire»

Un mercato piccolo, in certe fasi asfittico, che deve recuperare il ritardo accumulato rispetto ai grandi Paesi dell’Ue. Ma proprio per questo, dalle grandi potenzialità. È la fotografia del settore immobiliare italiano, tra i più negletti in questi anni di crisi, soprattutto in Borsa. Adesso però si trova alla vigilia di un ciclo positivo. Un’opportunità per trasformarsi in un’industria, sul modello di Gran Bretagna, Francia e Germania. Se non si afferra, l’Italia non giocherà in futuro un ruolo da protagonista. Lo hanno spiegato ieri i grandi interpreti del comparto. Da Aedes a Cb Richard Ellis e Hines Italia fino a Prelios sgr, i cui vertici si sono riuniti nella cornice della presentazione del Mapic, il maggior mercato dell’immobiliare commerciale, che dall’anno prossimo avrà anche una versione italiana a Milano. «C’è liquidità in abbondanza, i tassi sono bassi, torna un accenno di inflazione — ha spiegato Carlo Puri Negri, l’ex numero uno di Pirelli Re, oggi presidente di Aedes —. Adesso c’è anche lo strumento della Siiq (Società di investimento immobiliare quotata, ndr ), così come è stata riformata dal decreto Sblocca Italia che l’ha adeguata agli standard internazionali. Quelli che gli investitori esteri conoscono e di cui si fidano». Il negoziato dell’Ue con la Grecia ha impresso effetti negativi sulle transazioni, Ha creato volatilità. Quella che ha spinto alle stelle il titolo Aedes in occasione dell’aumento di capitale concluso ieri in anticipo con il collocamento immediato di tutti i diritti inoptati. E che sempre ieri, ha contribuito a mandare sott’acqua la quotazione della Domus Italia del gruppo Caltagirone, spingendo il gruppo a ritirare il progetto. «Il rendimento medio degli investimenti immobiliari si conferma comunque attorno al 6%, a fronte di tassi a dieci anni che in Europa sono tra zero e 2% — spiega Alessandro Mazzanti di CB Richard Ellis —. Ci sono tutte le condizioni ottimali per la ripresa».
La sfida è colmare la distanza con mercati come la Gran Bretagna la cui economia è del 20% più grande di quella italiana ma dove il real estate vale dieci volte tanto. In Francia pesa tre volte e in Spagna (che ha un Pil inferiore del 20% all’Italia ) il valore è uguale. La sfida è attrarre capitali dall’estero. Ma non basta.
«Il mercato ha vissuto anni difficili, disconnesso dal mondo degli investitori esteri — commenta Manfredi Catella, a capo di Hines Italia, regista della vendita a Qatar holding dell’area di Porta Nuova a Milano —. Non si può però neanche pensare di affidare solo a investitori esotici il rilancio del settore, consegnando loro un ruolo chiave per il futuro. In tutte le economie gli operatori si rimboccano le maniche e creano l’industria del real estate. Non la delegano ad altri».
Benvenute quindi le aggregazioni per creare campioni nazionali. «Piacciono ai grandi investitori e li fidelizzano — conclude Gualtiero Tamburini, presidente di IDeA Fimit

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