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Tasse Ue, Italia seconda per l’aumento 2012

Dal 42,4 al 44 per cento. Dopo l’Ungheria, l’Italia è il paese europeo che in un solo anno, tra il 2011 e il 2012, ha aumentato più degli altri il peso della tassazione, collocandosi in tal modo al sesto posto della classifica Ue dell’imposizione fiscale. Dai dati resi noti ieri da Eurostat, l’ufficio statistico europeo, si apprende in particolare che il peso delle tasse e dei contributi sociali sul pil europeo è salito al 39,4% nel 2012, rispetto al 38,8% del 2011. Il «tax ratio» dell’eurozona si è invece attestato a quota 40,4% in leggero aumento rispetto al precedente 39,5 per cento.
La pubblicazione, dal titolo «Taxation trends in European Union», mette in luce in particolare che la maggior fonte di gettito deriva per l’intera Unione europea dalle tasse sul lavoro (51% nel 2012 rispetto al 50,9% del 2011), seguite dal prelievo sui consumi (28,5%) e sul capitale (20,8%). Quanto al livello complessivo della tassazione in rapporto al Pil, in cima alla classifica europea si colloca la Danimarca, con il 48,1%, seguita da Belgio (45,4%), Francia (45%), Svezia (44,2%), Finlandia (44,1%) e Italia (44%). Stando a quanto previsto dal «Documento di economia e finanza», il livello della pressione fiscale per il 2014 dovrebbe mantenersi attorno al 44% del Pil. Nessuna variazione nel 2015, con un modesto profilo discendente nel periodo successivo: 43,7% nel 2016, 43,6% nel 2017, 43,7% nel 2018. Se ne desume che il peso di tasse e contributi sull’economia, stante l’attuale livello del debito pubblico (si viaggia verso il 135% del Pil), non varierà in modo significativo. Il piano complessivo di riduzione della pressione fiscale è per gran parte subordinato ai risultati effettivi della spending review, con risparmi indicati in 4,7 miliardi nel 2014 e 32 miliardi a regime.
Con la prossima legge di stabilità di ottobre, occorrerà reperire prima di tutto le risorse per rendere strutturale il bonus Irpef (10 miliardi), e poi provare ad avviare il percorso di riduzione degli oneri che pesano sul lavoro, a partire dall’Irap, secondo gli intendimenti programmatici espressi dal governo e confermati domenica scorsa dal ministro dell’Economia, Pier Calo Padoan (il problema fisco «va visto in una strategia complessiva, si continuerà ad alleggerire tassando meno cittadini e imprese»).
Eurostat rende noto che la tassazione più elevata sul lavoro si registra in Svezia 58,6%), Olanda (57,5%), Austria (57,4%) e Germania (56,6%). In Italia, sempre nel 2012, era al 51,1 per cento. Livelli al di sotto del 40% si registrano solo in Bulgaria (32,9%), Malta (34,6%), Cipro (37,1%) e Regno Unito (38,9%). Quanto al prelievo sui consumi, l’Italia presenta un livello tra i più bassi in Europa: 24,7% come in Francia, più basse solo in Belgio al 23,7%. Le più elevate tasse sul capitale, fonte di gettito molto bassa tra i 28 Stati europei, si trovano in Lussemburgo (27,5%), Regno Unito (27,4%), Malta (26,6%) e Cipro (26,1%). In Italia sono al 24,2 per cento.

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