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Tasse sulle aziende oltre la media Ue

di Marco Mobili

Ridurre le tasse su lavoratori e imprese, compensando il minor gettito con «ulteriori recuperi di evasione fiscale». Non solo. Nel mirino del Governatore della Banca D'Italia, Mario Draghi, c'è anche l'Irap: con il tributo regionale incluso «l'aliquota legale sui redditi d'impresa supera di quasi sei punti quella media dell'area Euro».

Nelle sue considerazioni finali, Draghi pur approvando la scelta dell'Esecutivo di anticipare a giugno la definizione della manovra triennale per il 2013-2014, con l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014, sottolinea che: «Andrebbero ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese». Dalla lotta all'evasione potrebbero arrivare le risorse necessarie. Gli spazi di recupero ci sono, ha sottolineato Draghi, elogiando il lavoro fin qui svolto dall'agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza e parlando espressamente di «ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l'amministrazione fiscale ha recentemente conseguito».

Un riconoscimento pubblico che ha spinto il direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, a ringraziare il Governatore della Banca d'Italia: «L'ho ringraziato – ha detto Befera ai giornalisti a margine di un'audizione alla Camera sullo stato della riscossione (si veda il servizio a pagina 33) – e i risultati che abbiamo conseguito lo dimostrano». Con una precisazione: «La lotta all'evasione – ha aggiunto Befera – si fa per migliorare la tax compliance non è fine a se stessa».

A rendere non più rinviabile una riduzione del carico fiscale sui lavoratori sono i dati riportati nella relazione annuale di Bankitalia. Dall'analisi delle entrate viene ricordato che la pressione fiscale nel 2010 è passata dal 43,1 al 42,6 per cento, ma è stata accompagnata dalla sostanziale scomparsa di qualsiasi meccanismo di compensazione del fiscal drag, ovvero l'aumento della pressione fiscale indotto dall'inflazione. Nel triennio 2008-2010, ovvero dopo l'entrata in vigore datata 2007 dell'ultima modifica dell'Irpef, si stima che «il drenaggio fiscale abbia accresciuto gli incassi di quasi 6 miliardi di euro (poco meno di mezzo punto di Pil), a parità di reddito reale ed escludendo le addizionali Irpef». E nulla di buono si prevede per il 2011 dato che, secondo il Governatore, «vi sarebbe un ulteriore aggravio per quasi 3 miliardi di euro». A pagare il conto sono, dunque, i lavoratori con i redditi più bassi perché «l'aggravio di imposta, data l'esistenza di detrazioni decrescenti all'aumentare del reddito, è relativamente più elevato in corrispondenza di redditi bassi e in presenza di carichi familiari». Il che sta a significare che per un lavoratore con una retribuzione media di contabilità nazionale (circa 1.500 euro senza carichi familiari e circa 1.700 con familiari a carico) l'aliquota effettiva nel triennio 2007-2010 è cresciuta dello 0,6% per i single e dell'1% per chi ha coniuge e due figli a carico.

Particolare attenzione, poi, al federalismo fiscale. Il timore è quello di un ulteriore aumento del peso fiscale: i nuovi tributi locali dovranno essere «compensati da tagli di quelli decisi centralmente» e non si dovranno sommare.

Sull'Ires il Governatore, nella relazione annuale, ricorda che il gettito è rimasto sostanzialmente invariato dopo essere diminuito per due anni consecutivi. Ma a compensare la flessione del saldo relativo ai redditi delle società del 2009 (-10,3%; -1 miliardo di euro) che ha di fatto riflesso gli effetti della congiuntura sfavorevole, hanno contribuito l'aumento del versamento in acconto dell'Ires 2010 (0,9 miliardi) e quello dei ruoli.

Discorso a parte sull'Irap. L'imposta regionale sulle attività produttive fa elevare di molto il carico fiscale sulle imprese: «Includendo l'Irap – scrive Draghi nelle considerazioni finali – l'aliquota legale sui redditi d'impresa supera di quasi sei punti quella media dell'area euro». E senza riduzione del carico fiscale è difficile pensare a un maggiore ricorso al capitale di rischio e dunque a un rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane. Per incentivarlo, ha affermato Draghi, «andrebbe ridotto, nel quadro di una complessiva ricomposizione del bilancio pubblico, il carico fiscale sulla parte dei profitti ascrivibile alla remunerazione del capitale proprio».

Infine l'Iva. Dalle recenti valutazione della Corte dei conti, effettuate sulla base dell'agenzia delle Entrate, emerge che l'evasione Iva diminuisce e questo grazie anche alla stretta sulle compensazioni Iva che nel 2010 ha consentito 6 miliardi di minori uscite. Ma la guardia va tenuta ancora alta. Nel confronto con gli altri Paesi europei, l'Italia resta ancora ai primi posti.

 

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