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Tasse sulla casa, tutti contro tutti

Il centrodestra si spacca sulla casa. Il primo terreno di scontro tra il nuovo Pdl di Alfano e il rifondato Forza Italia di Berlusconi è la tassazione sugli immobili. La legge di Stabilità arriva oggi in commissione Bilancio del Senato, e le barricate del centrodestra rendono ancora più traballante il difficile consenso costruito intorno al Trise, la service tax che ingloberà Imu e Tares. Se il Pd lo difende, e il relatore Giorgio Santini negli ultimi giorni ha lanciato diversi appelli a valutare con molta attenzione emendamenti e modifiche, il centrodestra lo attacca, ma con due proposte molto diverse. Eppure il Tributo unico comunale (con acronimo identico al nome di un cracker, circostanza che ha suscitato unacerta ironia tra i detrattori) era stato presentato una settimana fa dal senatore Antonio D’Alì (relatore Pdl alla legge di Stabilità) come l’alternativa targata centrodestra al Trise. Ma la scissione del Pdl ha accentuato le distanze, e le battute feroci di domenica dimostrano che a sostenere il Tuc sono rimasti soltanto i promotori, e cioè sostanzialmente i pidiellini che fanno capo ad Alfano, mentre i “lealisti” in quota Berlusconi lo bollano come un tradimento. E per demolirlo s’inventano nuovi scioglilingua: «Tuc e tac non ripropongano vecchi tic contro gli immobili. L’Imu non può tornare sotto mentite spoglie. Giù le mani dalla casa», ironizzava ieri il vicepresidente Pdl del Senato Maurizio Gasparri. D’Alì ha cercato di replicare pacatamente: «Io non sono affezionato alle sigle, sonoaffezionato ai contenuti. La mia proposta è quella di unificare in un solo tributo Imu e Trise, escludendo dalla componente patrimoniale del tributo la prima casa (con possibili deroghe sugli immobili di particolare pregio), e mettendo un tetto alla tassazione sui servizi, che negli ultimi anni ha registrato un incremento costante, spesso a due cifre. Una tassazione molto chiara, checché nedica Gasparri, un tributo unico per semplificare quello che per ora è un coacervo di imposizioni».
Forza Italia non vuole il Tuc, ma non vuole neanche il Trise (la nuova service tax). I parlamentari rimasti con Berlusconi rimangono anche fedeli al suo mantra: niente tasse sulla prima casa, niente di niente, neanche per la parte servizi. Non si tratta però solo di tenere fede allo stendardoberlusconiano: l’emendamento D’Alì, Mandelli e Sacconi limita fortemente la potestà impositiva dei Comuni, stabilendo che nel 2014 non possano far pagare più che nel 2013, e introducendo un’ulteriore riduzione del 10% nel 2015 e nel 2016. Non è una sfumatura: così si perde la componente federalista della riforma che potrebbe invece permettere a Forza Italia di riavvicinarsi alla Lega in vista delle prossime elezioni.
Abbattere a 360 gradi la tassazione sulla prima casa appare tuttavia un obiettivo irrealistico, e D’Alì non manca di farlo notare: «Comprendo le animosità politiche, anche interne, ma se giochiamo a chi è più bravo a proporre cose improponibili, ci sarà sempre qualcuno pronto a rilanciare. Io sono abituato a tenere i piedi per terra. E comunque la mia proposta era stata elaborata come capogruppo Pdl in commissione Bilancio, ed era condivisa dall’intero Pdl». Sulla casa c’è anche un ultimo scoglio non ancora superato: la cancellazione della seconda rata dell’Imu. Il governo si vedrà mercoledì, alla ricerca delle coperture.
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