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Tasse sul mattone a quota 53 miliardi

di Cristiano Dell'Oste

Il conto delle tasse sul mattone nel 2012 supererà i 53 miliardi di euro, con un aumento di oltre il 26% rispetto a quest'anno: un record storico. È il risultato cui si arriva mettendo in colonna e sommando i tributi locali e centrali sugli immobili, così come ridisegnati dal decreto salva-Italia varato dal Governo Monti. Il totale potrebbe scendere se il Parlamento – convertendo in legge il decreto – decidesse di alleggerire il prelievo sulla prima casa, magari aumentando la detrazione di 200 euro concessa a ogni abitazione. Ma le esigenze di bilancio non lasciano intravedere margini di intervento enormi.
L'effetto dell'Imu
Al totale di 53 miliardi si arriva considerando gli stessi tributi "immobiliari" presi in esame in vista del federalismo fiscale: l'Ici, la Tarsu, la Tia e le quote di Iva, Irpef, Ires, registro e ipocatastali riconducibili al mattone. Di fatto, quasi tutto il rincaro tra il 2011 e il 2012 dipende dalla nuova imposta municipale (Imu), come si vede bene leggendo la relazione tecnica al salva-Italia. Il nuovo tributo frutterà allo Stato 21,8 miliardi e sostituirà l'Ici (che oggi vale 9,2 miliardi) e l'Irpef sui redditi fondiari (1,6 miliardi). Un aumento secco di 11 miliardi, quindi, che porta l'Imu media a 192 euro annui per le prime case e a 378 euro per le seconde case e gli altri immobili.
A questo importo bisogna poi aggiungere i possibili effetti del ritocco dell'Iva, che dal 1° ottobre dell'anno prossimo vedrà salire l'aliquota ordinaria dal 21 al 23% e quella ridotta dal 10 al 12 per cento. Il rincaro per ora è eventuale, ma potrà essere evitato solamente dal varo della riforma fiscale e assistenziale.
L'aumento dell'Iva – se entrerà a regime – farà sentire i suoi effetti soprattutto nel 2013, andando a colpire i lavori di recupero edilizio che oggi scontano il 10%, ma anche tutta una serie di transazioni legate alla casa che attualmente pagano il 21% (tra l'altro gli arredi, le finestre, le caldaie e gli acquisti di immobili dal costruttore). Sembra un salasso, ma sarebbe potuta andare peggio, perché l'alternativa all'aumento dell'Iva era il taglio delle agevolazioni, compresi molti bonus sulla casa: la detrazione degli interessi sui mutui, il 36% sulle ristrutturazioni, le deduzioni forfettarie sugli affitti, le tasse ridotte per l'acquisto di prime case. Tutti alleggerimenti d'imposta che, per ora, si sono salvati.
La pressione fiscale
Sempre nel 2013 è previsto anche il debutto della Res, la nuova imposta su rifiuti e servizi, dalla quale la manovra conta di recuperare circa un miliardo in più rispetto all'attuale sistema di Tarsu e Tia. Si arriva così al totale di 55 miliardi di gettito nel 2013, con un altro incremento del 3,2% annuo.
Rapportato al prodotto interno lordo, il gettito dei tributi immobiliari fa segnare una pressione fiscale pari al 3,32% del Pil. La percentuale è calcolata prendendo per buono il Pil previsto nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) firmata da Berlusconi e Tremonti lo scorso settembre, e già tacciata di eccessivo ottimismo dalla Corte dei conti. Ed è evidente che l'incidenza sarebbe ancora più alta se il decreto salva-Italia dovesse avere un effetto frenante sull'economia, come prevede la Banca d'Italia. O se i Comuni fossero costretti ad alzare le aliquote dell'Imu (si veda l'articolo in basso).
La cedolare secca
Tasse su tasse? A ben vedere, un piccolo segnale in controtendenza c'è: il debutto dal 2011 della cedolare secca sugli affitti. Riservata solo ai privati, la tassa piatta al 21% quest'anno ha segnato un indubbio risparmio per buona parte dei 2 milioni di proprietari di case affittate.
Dal punto di vista dello Stato, però, è difficile dire se l'operazione finirà in pareggio, in perdita o in attivo: secondo il direttore delle Entrate, Attilio Befera, il saldo sarà positivo per circa un miliardo di euro grazie all'emersione del nero, ma serviranno «tempi lunghi». In attesa di dati certi, il calcolo della pressione fiscale è stato effettuato partendo dalle stime elaborate dalle Finanze prima dell'istituzione del tributo. E il leggero calo delle imposte tra il 2010 e il 2011 si spiega proprio con il fatto che la cedolare – oltre ad avere un'aliquota più bassa dell'Irpef – ha assorbito anche l'imposta di registro e di bollo. Senza emersione del nero, lo sconto sarebbe ancora più forte, ma lo Stato avrebbe un altro divario da colmare.

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