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Tasse più alte per i ricchi Obama stringe sui conti Usa

NEW YORK — Per arrivare all’accordo coi repubblicani su tasse e tagli della spesa evitando il cosiddetto «precipizio fiscale» di fine d’anno, Barack Obama cambia la sua concezione della ricchezza: accetta di portare la soglia del reddito oltre il quale vanno alzate le tasse sui benestanti da 250 mila a 400 mila dollari l’anno. La mossa del presidente — insieme al passo del capo del fronte conservatore, John Boehner, che ha fatto cadere il veto su ogni tipo di incremento del prelievo tributario — stanno imprimendo la svolta decisiva all’estenuante negoziato Casa Bianca-Congresso sul risanamento del bilancio federale. E la Borsa di Wall Street (come altre nel mondo) già festeggia con un secondo giorno di aumenti consistenti delle quotazioni.
L’intesa non c’è ancora e il precedente della rottura delle trattative tra Obama e Boehner di un anno e mezzo fa, quando ormai l’accordo era già stato messo nero su bianco, suggerisce prudenza. Ma, fatto tesoro di quell’esperienza, stavolta i due fronti si sono mossi con molta più cautela: le differenze tra le proposte sono state gradualmente ridotte, gli angoli smussati. Ormai le due piattaforme sono abbastanza vicine: Boehner chiede forti tagli della spesa sociale e un aumento delle tasse che non deve andare oltre i mille miliardi di dollari in dieci anni. Il presidente resiste su pensioni e sanità, ma ha concesso tagli altrove, mentre ha abbassato l’asticella dell’incremento del gettito da 1.600 a 1.200 miliardi di dollari.
Il treno può ancora deragliare quando sta per entrare in stazione, anche perché permangono sensibili differenze: per esempio sui sussidi ai poveri e ai disoccupati. Ma Obama ha fatto anche altre concessioni. Ad esempio sulla cosiddetta «payroll tax», i contributi previdenziali pagati da datori di lavoro e lavoratori. Ora la Casa Bianca non propone più di prorogare la riduzione delle aliquote che scade a fine anno.
E Boehner, memore della rivolta del suo stesso partito che nell’agosto 2011 lo costrinse a sconfessare l’intesa con la Casa Bianca, stavolta si è assicurato preventivamente il sostegno dei parlamentari. Ieri mattina ha riunito la conferenza dei deputati repubblicani ai quali ha illustrato lo stato della trattativa e il suo «piano B», in caso di rottura con Obama: discussione e voto in aula, alla Camera, della proposta repubblicana di aumentare le tasse solo a chi guadagna più di un milione di dollari l’anno. Per loro l’aliquota federale massima tornerà al 39%, come nell’era Clinton, dopo la riduzione a quota 35 decretata da Bush quasi dieci anni fa e poi prorogata anche dal presidente democratico.
Ma il «piano B» è solo una proposta di bandiera (i repubblicani non hanno i numeri per farlo passare al Senato), sventolato da Boehner per convincere i suoi parlamentari a dargli carta bianca nella fase finale del negoziato con Obama. E ieri, hanno riferito gli stessi parlamentari presenti, nessuno — nemmeno i superconservatori fiscali e gli eletti del Tea Party — ha detto di non poter sostenere la proposta di compromesso dello speaker della Camera.
L’accordo possibile — una riduzione del debito pubblico di circa duemila miliardi in dieci anni diviso a metà tra maggiori entrate e tagli di spesa col compromesso finale sulle tasse che potrebbe far partire gli aumenti delle aliquote dai 500 mila dollari di reddito — dovrebbe quindi arrivare entro fine settimana. Forzando un po’ le procedure, ci saranno ancora i tempi per un esame-lampo e l’approvazione di Camera e Senato entro il fine settimana o, al più tardi, lunedì. Evitando, così, non solo il fiscal cliff di Capodanno, ma anche il ritorno dei parlamentari al Congresso subito dopo Natale.

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