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Tasse non pagate Il governo pensa alla rottamazione

Per il ministro dell’Economia Padoan lo stock di tasse «ancora da riscuotere», che definisce «crediti inesigibili» è «ancora troppo alto» e su questo «bisognerà lavorare». E’ la replica immediata che il governo dà alle osservazioni di Fmi e Ocse, che hanno presentato due rapporti sullo stato del fisco in Italia, dove definiscono «eccezionalmente alto» il debito fiscale vantato dal nostro paese e invitano alla «cancellazione» dei crediti ormai inesigibili.
Il dossier dei debiti fiscali è dunque ufficialmente aperto e già si parla di rottamazione dei ruoli e di pulizia del bilancio dello Stato. Quali sono le cifre? Secondo un rapporto presentato dal direttore di Equitalia Ernesto Maria Ruffini, nel febbraio scorso, il carico totale di crediti affidati alla società di riscossione dal 2000 al 2015, ammonta ad oltre 1.000 miliardi. Di questi 216 sono tornati al mittente perché frutto di errori; ne restano 841 di cui circa 680 sono da ritenere inesigibili – cifre sulle quali grosso modo concordano Fmi e Ocse – perché dovuti a soggetti falliti, deceduti, nullatenenti oppure frutto di azioni esecutive rese vane da opposizioni o nuove leggi. Se si considera che 81 miliardi sono stati regolarmente riscossi da Equitalia e che 25,4 sono in corso di rateizzazione, restano nel «magazzino » della società circa 50 miliardi con sufficienti speranze di andare a buon fine.
Il problema dei «non performing loans» dello Stato, se si vuole fare un parallelo con quelli delle banche, richiede dunque una ripulitura del bilancio alla quale si intende lavorare. Come pure, per evitare l’accumularsi di rateizzazioni e possibili incagli, ieri il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti ha proposto una «rottamazione delle cartelle». L’operazione prevederebbe il pagamento dell’intera imposta, più gli interessi legali ma senza sanzioni e interessi di mora: lo sconto andrebbe da un terzo al 50 per cento del dovuto. La platea è immensa, se solo si considera che le rate in scadenza, che potrebbero essere investite dalla sanatoria, ammontano a 25,4 miliardi e che solo nel 2015 sono state accolte 1,1 milioni di istanze di rateizzazione presentate dai contribuenti. Del resto, vista la crisi economica, le richieste di rateizzazione sono in aumento e in molti non riescono a sostenere il ritmo dei pagamenti mensili: per venire incontro a queste situazioni la notte scorsa la Commissione Bilancio della Camera ha approvato nell’ambito del decreto enti locali un provvedimento che consente ancora una volta la riapertura della rateizzazione fino a 72 rate per coloro che sono deca- duti per morosità .
La questione fiscale italiana non gira soltanto intorno ai «crediti inesigibili». L’evasione resta al primo posto e lo nota l’Fmi che bacchetta l’Italia sottolineando una situazione paradossale: «Le entrate fiscali in Italia sono molto alte – ha detto il funzionario Fmi Juan Toro durante la presentazione del rapporto al Tesoro – ma la performance di raccolta sull’Iva è molto bassa. Il gap sull’Iva è stato è ridotto negli ultimi anni ma comunque è al 30 per cento, il più alto in Europa. Bisogna fare di più contro l’evasione».
L’emergenza evasione viene raccolta anche dal ministro Padoan che ha definito il gap tax italiano «troppo alto» ed un «problema aperto». La soluzione sta anche nella riforma delle agenzie fiscali e un loro «migliore coordinamento». Mentre resta in campo il tema della pressione fiscale: «Si deve ridurre e le tasse si devono pagare nel modo più semplice», ha detto Padoan.

Roberto Petrini

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