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«Tasse incompatibili con la crescita»

«La maggiore sfida per il futuro sta nel riavviare la crescita economica e mutare la composizione del bilancio pubblico al fine di favorirla: ridurre l’insieme delle spese, spostarsi da quelle meno produttive verso quelle che rafforzano il potenziale dell’economia, abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sul lavoro, sulle imprese». L’esortazione a concentrarsi su una politica orientata alla crescita e alla riduzione del debito pubblico attraverso le dismissioni, senza dimenticare, beninteso, «un attento monitoraggio dei conti», viene dalla Banca d’Italia, rappresentata ieri nell’audizione parlamentare sull’aggiornamento del Def dal suo vicedirettore generale, Salvatore Rossi. Essenziale è proseguire nell’attività di spending review, secondo Bankitalia, per poter gradualmente abbassare il carico fiscale. Le aliquote in Italia, ha ricordato Rossi «sono in media nettamente superiori a quelle degli altri paesi dell’area dell’euro anche per l’esigenza di compensare il mancato gettito causato dalle attività irregolari e dall’evasione fiscale». L’attuale pressione fiscale, ha spiegato Rossi «non è sostenibile nel lungo periodo» e «non è compatibile» con un ritorno alla crescita superiore al mezzo punto di Pil l’anno. La crescita economica, ha detto l’esponente di Bankitalia, «ne è ostacolata, non solo per l’alto onere imposto sul lavoro e a chi voglia intraprendere, ma anche per le distorsioni alla concorrenza e per il disincentivo alla crescita dimensionale delle imprese, essenziale per l’innovazione e la internazionalizzazione». Del resto anche il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, aveva convenuto, in un’intervista rilasciata in mattinata, sull’opportunità di seguire la “terapia” della riduzione del cuneo fiscale consigliata dal Fmi: «Il Fondo chiede interventi sul cuneo fiscale. Seguiamo sempre sia l’Fmi che tutte le altre organizzazioni internazionali. La nostra agenda è mettere l’Italia al pari con le best practice del mondo.È difficile – aveva detto Grilli – ma ce la possiamo fare».
Tornando all’audizione di Bankitalia, Rossi aveva esordito spiegando che lo scenario disegnato dalla Nota è nel complesso condivisibile, perchè le nuove stime del governo (-2,4% e -0,2% di variazione del Pil nel 2012 e nel 2013) non si discostano molto nè da quel che valutava via Nazionale a luglio (-2% e -0,2) nè dal consensus dei previsori privati di settembre (-2,2% quest’anno e -0,6% l’anno prossimo), se non per il profilo trimestrale ipotizzato: il governo colloca all’inizio del 2013 il ritorno a tassi positivi di crescita mentre i previsori privati in media vedono i primi segni di recupero dell’attività produttiva nell’estate del 2013. Bankitalia apprezza molto l’impegno contenuto nella Nota nella quale, nonostante il forte peggioramento del quadro economico, si afferma che sarà rispettato l’impegno preso di ricondurre quest’anno il disavanzo al di sotto del 3 per cento del prodotto. «Ciò – ha sottolineato Rossi – consentirà all’Italia di collocarsi il prossimo anno tra i pochi paesi dell’area non sottoposti alla Procedura per disavanzi eccessivi, di rafforzare la fiducia dei mercati e di dare un segnale positivo ai partner europei circa l’impegno a rispettare le regole di bilancio comuni». Secondo via Nazionale «nei prossimi mesi un attento controllo dei conti dovrà impedire che elementi imprevisti mettano a rischio questo risultato così importante». Quanto al prossimo triennio, Rossi ha sottolineato che «l’alto livello raggiunto dal debito pubblico impone comunque di predisporre un itinerario di significativo rientro, anche mediante dismissioni di parte del patrimonio pubblico». Il macigno del debito pubblico resta dunque «il principale segnale di debolezza dell’economia italiana». Rossi ha aggiunto che affinché il piano di cessioni da un punto di Pil l’anno «sia operativo già nel 2013, occorre individuare in tempi brevi i beni alienabili». Inoltre «potrebbe essere prudente programmare, eventualmente nel prossimo Def e qualora la ripresa dell’economia si verificasse nei tempi previsti, contenute misure correttive tali da assicurare il pareggio in termini strutturali anche dopo il 2013».

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