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Tasse, Imu sospesa sulla prima casa e per le piccole imprese

«È necessario che l’intervento di sospensione dell’Imu non sia solo sulla prima casa, ma anche sui beni strumentali come i fabbricati industriali, cosa che si può fare anche gradualmente». Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, conferma che il governo sta valutando l’ipotesi di concedere anche alle imprese, o almeno ad una parte di queste, una moratoria di qualche mese, in attesa di una riforma molto più ampia della tassazione immobiliare.
Con il decreto che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo, insieme al rifinanziamento della cassa integrazione per un miliardo e alla sospensione della rata di giugno dell’Imu sulla prima casa, potrebbe dunque arrivare anche il rinvio dei pagamenti delle imprese sui capannoni e i fabbricati strumentali, con i Comuni che verrebbero compensati del mancato gettito con anticipazioni di Tesoreria.
L’ipotesi più verosimile è quella di un intervento limitato alle piccole e medie imprese, oppure a determinate categorie di immobili produttivi. Un’altra possibilità allo studio è quella di un semplice «sconto» sull’importo dovuto dalle imprese con la rata di giugno, in questo caso con l’abbattimento del moltiplicatore della rendita catastale. «Tagliare l’Imu sui capannoni industriali sarebbe un segnale molto importante verso le imprese, che stanno sostenendo quel poco di crescita che produce il Paese» ha detto il viceministro dello Sviluppo, Carlo Calenda.
L’Imu resterebbe formalmente in vigore, quindi, come ha confermato Baretta a TgCom24, «la sospensione non richiederebbe una copertura finanziaria». E lascerebbe impregiudicata la successiva riforma della tassazione immobiliare, che il governo dovrebbe portare a termine entro l’estate. E come il governo ha concordato nel vertice informale di Sarteano sarà un’operazione di ampia portata, che oltre all’Imu rimetterebbe in discussione tutta la fiscalità sugli immobili, ha detto ieri Baretta. Nel calderone della riforma dovrebbero finire anche le agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie e sulle riqualificazioni energetiche degli edifici, la cedolare secca sugli affitti, che sarà cancellata o modificata, forse le imposte di registro (4 miliardi l’anno) e quelle ipotecarie e catastali (1,5 miliardi). Con l’Imu che porta 24 miliardi l’anno e la nuova Tares che ne vale almeno uno, la riforma complessiva avrebbe l’effetto di redistribuire un carico fiscale di 30 miliardi di euro.
Redistribuire, perché i margini di una riduzione di quel gravame sono assai limitati. L’imperativo è non sforare il tetto del 3% del deficit. Per quest’anno, se va bene, ci sarà un alleggerimento di un paio di miliardi, concentrato sui redditi più bassi. A meno di non trovare tagli di spesa efficaci. Nel 2014 lo spazio di manovra sarebbe maggiore: il governo prevede un deficit del 2,5%, che significa disporre teoricamente di una decina di miliardi di euro.
Molto dipende dalla procedura per il deficit eccessivo alla quale siamo attualmente sottoposti dalla Ue. Il governo varerà venerdì il decreto su Imu e Cig e subito dopo aggiornerà il Def presentandolo a Bruxelles. A fine maggio la Commissione potrebbe proporre la chiusura della procedura, e a giugno il Consiglio europeo ratificarla. L’Italia sarebbe ormai tra i pochi Paesi virtuosi della zona euro, con margini di manovra certamente più ampi. Per ora, e certamente nel decreto di venerdì prossimo, prevarrà la prudenza.

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