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Tasse e tagli, subito scontro sul Def

«È finito il tempo in cui i politici chiedevano sacrifici ai cittadini». È un premier all’attacco quello che ieri pomeriggio è sceso in sala stampa, a Palazzo Chigi, insieme con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per anticipare le linee del Def (documento di economia e finanza) esaminate in mattinata dal consiglio dei ministri. Il testo definitivo verrà varato venerdì prossimo.
Lontano (un anno fa) il tempo in cui Renzi poteva illustrare il suo primo Def e spiegare trionfante come si sarebbe coperto il bonus di 80 euro e come sarebbe stato possibile tagliare gli stipendi dei manager pubblici, la «seconda volta» di Renzi è concentrata su un unico messaggio: «Non ci sono tagli» alle prestazioni dei cittadini «né aumenti delle tasse: so che non ci siete abituati». Ripercorrendo il cammino fatto, il premier sottolinea che «da quando siamo al governo il segno è sempre stato quello della riduzione e tutte le previsioni di sventura sono state smentite». E incalza: «Un giornalista incontentabile potrebbe chiedere: “Quante tasse avete ridotto con questo Def?”», evidentemente riferendosi a quello dell’anno scorso. «Nel 2015 ne abbiamo ridotte per 18 miliardi: 10 dagli 80 euro e otto dai provvedimenti sul lavoro. Dobbiamo aggiungerci anche i tre di clausole di salvaguardia».
Affermazioni che sollevano le proteste dell’opposizione. E non solo. Il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, twitta: «Sulle tasse @matteorenzi come sempre racconta balle. Qualcuno gli ricordi che nel 2014 la pressione fiscale è aumentata di un decimale». Ancora più esplicito il leader della Lega, Matteo Salvini, che su Facebook dedica a Renzi un «vaffa» dandogli del «bugiardo al servizio di Bruxelles». Giorgia Meloni, presidente di Fdi-An, aggiunge che «l’esecutivo starebbe lavorando a una local tax ». Per fermare l’aumento dell’Iva , secondo Luigi Di Maio (M5S), «il governo aumenta le tasse locali».
Poi c’è il fronte dei sindaci, in trincea contro i tagli. «È un problema di equità e giustizia — dice da Milano Giuliano Pisapia —. Se non ci saranno risposte ragionevoli, perché le nostre richieste sono ragionevoli, prenderemo tutti insieme le nostre decisioni». Il primo cittadino di Roma, Ignazio Marino, annuncia: «Giovedì prossimo i sindaci delle città metropolitane si incontreranno per un confronto con il governo. Il promotore è stato Dario Nardella (sindaco di Firenze, ndr ) con cui ho avuto un lungo colloquio. Anche Nardella è molto preoccupato per le riduzioni di trasferimenti alle città metropolitane». Città metropolitane che, per il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, «rischiano il default».
Ma sulla revisione della spesa Renzi spiega che «non è il tentativo di far del male ai cittadini ma di utilizzare meglio» i loro soldi e che «non ci sono tagli alla povera gente». Agli enti locali manda a dire: «Non ci sono tagli per il 2015. Punto. Che poi nel 2016, 2017 e 2018 la revisione della spesa debba continuare è un dato di fatto». Le proteste dei sindaci vengono bollate come «stravaganti».

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