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Tasse doppie, l’Italia è al palo

Italia al palo sulle procedure amichevoli. Solo nel 2014 sul tavolo del Dipartimento delle finanze, autorità competente alla gestione delle «Map», sono piovuti 89 nuovi casi di contribuenti che lamentano una doppia imposizione. Ma gli accordi con le controparti estere sottoscritti nello stesso anno dal Mef sono stati appena 7, portando così il numero dei fascicoli pendenti dai 173 di inizio 2014 ai 250 registrati al 31 dicembre (+44%). Le controversie sull’applicazione di norme convenzionali crescono anche a livello internazionale: le Map instaurate dalle imprese nel 2014 sono state in totale 2.266, un valore mai registrato in passato (il precedente record erano le 1.910 procedure avviate nel 2013), a fronte delle circa 1.400 definite. Schizzano in alto le giacenze, passate dalle 4.566 di fine 2013 alle 5.423 di fine 2014 (+19%). Due anni è il tempo medio necessario alla conclusione degli accordi. A certificarlo è l’Ocse, che ha diffuso ieri le statistiche sulle procedure amichevoli per l’anno 2014.

A cosa serve. La mutual agreement procedure (Map) è l’istituto previsto dall’articolo 25 del Modello Ocse per risolvere «amichevolmente» le controversie impositive che possono sorgere tra due stati che hanno sottoscritto una convenzione. Le autorità competenti dei rispettivi paesi aprono un dialogo per cercare di raggiungere un accordo sull’oggetto della procedura. In Italia l’ente competente alla gestione delle Map è il Dipartimento finanze del Mef. La consulenza e il supporto tecnico sono forniti dall’Agenzia delle entrate, anche per quanto concerne la predisposizione del «position paper» che rappresenta l’orientamento dell’Italia. A differenza che nella convenzione arbitrale in materia di transfer pricing, la Map non ha obbligo di risultato, ma solo un obbligo di diligenza: gli stati devono cioè fare tutto il possibile («shall endeavour») al fine di addivenire a un accordo che elimini l’imposizione non conforme alla convenzione. Per questo motivo l’attivazione di una Map non sospende la riscossione degli atti impugnati (che deve essere richiesta dal contribuente in via amministrativa o giudiziale), né blocca il contenzioso.

I numeri. Il monitoraggio delle Map diffuso ieri dall’Ocse evidenzia una continua crescita nel periodo 2006-2013, con una leggera frenata registrata solo nel 2010, quando le richieste di procedura amichevole presentate dai contribuenti ai paesi Ocse erano state 1.341. Da lì in poi l’accelerazione è stata costante, passando dalle 1.624 nuove Map del 2011, alle 1.678 del 2012, alle 1.910 del 2013 e per finire con le 2.266 del 2014. Lo scorso anno i paesi che hanno visto partire più controversie sono la Germania (374), gli Stati Uniti (354 casi), il Belgio (205) e la Francia (201). Tali stati guidano anche la classifica delle procedure pendenti, nonostante le centinaia di Map portate a termine: in Germania l’arretrato è salito a 1.029 casi (+20%), negli Usa a 956 (+30%), in Belgio a 492 (+55%) e in Francia a 549 (-11%, dato che le autorità transalpine hanno chiuso nel 2014 ben 270 procedure). Per quanto riguarda i tempi, la durata media delle Map concluse nel 2014 in area Ocse si attesta a 23,79 mesi, con un lieve incremento rispetto ai 23,57 mesi dell’anno precedente, ma in miglioramento rispetto agli anni 2010 (27,3 mesi), 2011 (25,59 mesi) e 2012 (25,46 mesi).

L’Italia. Le statistiche dell’organizzazione parigina mostrano un’Italia in difficoltà nel fare fronte alla crescente richiesta di tutela da fenomeni di doppia imposizione. Solo nel 2014 sono state recapitate al Df 89 procedure amichevoli: una cifra considerevole se si pensa che in tutto il quinquennio 2006-2010 le richieste di accordo erano state in totale 101. Sono sette le Map portate a termine dall’Italia lo scorso anno: di queste, una era stata avviata nel 2008, due nel 2009, una nel 2010, due nel 2011 e una nel 2012. A ciò vanno aggiunte le oltre 200 procedure amichevoli attualmente gestite dal Mef ai sensi della Convenzione arbitrale del 1990 in materia di prezzi di trasferimento (nelle quali però, se gli stati non trovano un’intesa entro due anni, interviene una commissione consultiva a fare da arbitro).

Il piano Beps. L’Azione14 del progetto Beps predisposto dall’Ocse riguarda proprio il potenziamento delle procedure amichevoli. Gli stati del G-20 si sono ufficialmente impegnati a recepire uno standard minimo che consenta una più rapida ed effettiva risoluzione delle controversie legate ai trattati fiscali. Un percorso che, ha ricordato ieri una nota dell’organizzazione parigina, «passerà anche da una più completa analisi statistica, pure per quanto riguarda le economie dei paesi non-Ocse che ad oggi non risultano mappate».

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