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Tasse congelate e più sostegni per rispondere ai commercianti

L’Italia del commercio, del turismo, dei ristoranti, dei pub, delle pasticcerie e degli ambulanti protesta per il secondo giorno consecutivo. Mentre il governo accelera su un pacchetti di provvedimenti di blocco di tasse e nuova liquidità, da Firenze a Napoli, da Palermo a Torino ieri si sono moltiplicate le manifestazioni, spesso simboliche ma piene di rabbia. A Pistoia gli ambulanti hanno montato i banchi in piazza ma senza esporre la merce, in Piazza del Plebiscito a Napoli hanno manifestato 15 categorie rappresentate da altrettante croci. Con le cifre Confcommercio e Confesercenti partecipano alla battaglia ribadendo perdite di fatturato e posti di lavoro e cali di presenze turistiche.
E il governo? La preoccupazione è tangibile. Ieri il ministro dell’Economia Daniele Franco, durante la conferenza stampa seguita al G20 di Roma, ha inviato messaggi rassicuranti: «Auspichiamo una graduale riapertura di tutte le attività nei prossimi mesi», ha detto. Ha aggiunto di attendere «una ripresa dell’economia nel secondo trimestre con una accentuazione nella seconda metà dell’anno» e ha annunciato un nuovo decreto Sostegni supportato da uno scostamento di bilancio che, secondo fonti parlamentari arriverebbe ormai a 30 miliardi.
La risposta di governo e maggioranza passerà anche per il decreto Sostegni 1, da 32 miliardi, varato nei giorni scorsi e ora in discussione al Senato. «Rafforzeremo le misure per salvaguardare imprese e lavoro», ha dichiarato il relatore del provvedimento Daniele Manca (Pd). Si attende infatti un pacchetto di emendamenti, in sintonia con le scelte del governo e aperto all’intesa all’interno della vasta maggioranza, rivolto alla crisi del settore dei servizi afflitto dai lockdown. Quattro i punti di intervento: il primo è la sterilizzazione della Tosap, la tassa sul suolo pubblico che gli esercizi pagano sui tavoli all’aperto. Il secondo è un intervento sull’Imu degli alberghi, fino ad oggi a macchia di leopardo ed affidato ai Comuni, che dovrebbe aiutare a bloccare un costo fisso in assenza di clientela. Il terzo riguarda il credito d’imposta che i negozianti possono ricevere a fronte del pagamento degli affitti: è scaduto a dicembre scorso e ad aprile scade anche quello speciale per le attività ricettive. Infine si parla anche di un rinnovo del credito d’imposta per la sanificazione scaduto nel dicembre scorso: ritenuto non più necessario in presenza di chiusure sembra possa essere utile nelle zone dove è consentito l’asporto e dunque c’è personale al lavoro.
L’altra partita importante è quella del credito e della liquidità. In questo caso l’intervento entrerà nel Sostegni 2, nelle prossime settimane. Fino ad oggi sono state concesse moratorie sui debiti contratti prima del Covid all’inizio dello scorso anno e garanzie sui nuovi crediti per piccole aziende (Sace) e più grandi (Mediocredito): in tutto, fino a ieri, circa 347 miliardi. Il meccanismo tuttavia scade a fine giugno ed è necessario un rinnovo per evitare la chiusura delle linee di ulteriore credito e il rischio di fallimenti: nell’ambito del Sostegni 2 si pensa di inserire 8-10 miliardi di garanzie che potrebbero attivare prestiti per circa 100 miliardi. Altri 11 miliardi, come nel Sostegni 1, dovrebbero essere disponibili per i ristori in senso stretto dove potrebbe essere introdotto un ulteriore affinamento delle misure con perequazioni previste per chi ha perso di più.
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