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Tasse alle multinazionali e sconti green Il piano di Gentiloni per il fisco Ue

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle imposte al Paese in cui si raccolgono i profitti e sulla base delle sue norme, e non sulla sede legale dell’azienda. Taglio del costo del lavoro e fisco ecologico per penalizzare chi inquina di più. Il tutto con due obiettivi di fondo: dare all’Unione un nuovo sistema fiscale e finanziare il NextGenerationEu.
Ecco il Piano Gentiloni. Il commissario agli Affari economici presenta oggi nella riunione collegiale la sua road map per rivoluzionare la “Business taxation”. Si tratta di una “Comunicazione” ma che di fatto rappresenta un vero e proprio programma fiscale di legislatura. Una corsa a tappe che arriva fino al 2026 e che parte già da luglio, ossia dal prossimo G20 che si terrà a Venezia nel corso del quale gli Usa potrebbero dare il loro via libera ad un accordo su una tassazione di base per i “big” del digitale: da Google a Amazon. Ma non solo loro. Negli studi informali sono state già individuate un centinaio di Multinazionali che in Europa la fanno un pò troppo da padroni dal punto di vista fiscale.
Il nuovo sistema delle tasse – è la linea guida che oggi l’ex premier italiano illustrerà ai colleghi – dovrà essere «guidato dai principi di equità, efficienza e semplicità». Naturalmente questo vuol dire che ogni scelta avrà come punto di riferimento la «crescita equa e sostenibile». Di conseguenza la bussola europea, anche da questo punto di vista, si orienta sul “Green Deal”. Sulla tutela ambientale. E quindi su una imminente riforma della tassazione anche sull’energia. Un intervento che è già formalmente previsto sempre nel prossimo luglio. Che potrebbe diventare una sorta di “European fiscal month”. Il progetto parte anche da un’altra constatazione: «Miliardi di euro sono persi ogni anno» a causa dell’evasione fiscale e dal sistematico ricorso delle aziende a pagare le imposte nei paesi più convenienti e dove – come l’Europa – ottengono davvero i profitti.
Certo, nel dossier che accompagna la Comunicazione si fa notare anche che nell’Unione c’è ormai una distribuzione del carico fiscale antiquato, non corrisponde più alle esigenze del XXI secolo: il 50 per cento incide sul lavoro e il 15 sull’Iva. Solo il 6 per cento dalla fiscalità ambientale. Tutto il resto è parcellizzato e non cambia da almeno 20 anni. Per questo l’obiettivo della Commissione europea è esattamente quello di rivedere e ridurre la tassazione sul lavoro: anche per una questione di «equità intergenerazionale » e sostenibilità del nostro Welfare State. Basti pensare che, anche a causa delle ultime crisi, l’Iva ha raggiunto il suo picco storico.
Quindi lo sforzo da fare subito – ossia se possibile già tra la fine di quest’anno e il prossimo – è quello di compensare la riduzione del costo del lavoro con l’imposizione ecologica, in difesa dell’ambiente: chi più inquina, più paga. Lo stesso riguarderà tabacco e alcolici: questi interventi potranno «salvare più vite e ridurre la pressione pressione sui sistemi sanitari.
Il quadro complessivo, però, ruota intorno al NextGenerationEu. E soprattutto alla necessità di prevedere un meccanismo di finanziamento autonomo (le cosiddette risorse proprie). E questo aspetto in particolare verrà affrontato con una specie di nuova Carbon tax (Cbam) e, appunto, sulla tassazione minima delle multimnazionali. Questo avverrà sulla base degli accordi in corso in sede Ocse e delle intese con la nuova Amministrazione americana. Con Biden, infatti, l’accelerazione su questo è stata evidente. Gli Usa, ad esempio, propongono una aliquota del 21 per cento che però potrebbe essere rivista da qui a luglio. Va tenuto presente che questo si realizzerebbe anche in riferimento ad una base imponibile consolidata unica. La vecchia proposta prevedeva che sarebbero state sottoposte a questa aliquota tutte le società con ricavi complessivi superiori a 750 milioni l’anno.
Nel Piano dell’Esecutivo europeo, infine, c’è anche un’altra misura che dovrebbe essere assunta nel breve periodo. Riguarda la «trasparenza». Una misura «imminente», allora, riguarderà le cosiddette società di comodo che dovranno dimostrare di essere reali e delle “coperture”. Entro luglio, quindi, le prime riforme. Poi nel 2022 ci sara il “Tax Symposium”. Una conferenza dove fare l’ultimo punto della situazione.
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