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Tassazione, serve equità

Non è civile né ragionevole un fisco che tassa un bene che non dà reddito o al di là del reddito che produce. Dobbiamo difenderci dal blocco di potere che si regge sull’alta spesa e sulle alte tasse, appoggiato dai potentati che vivono di spesa pubblica o che di essa si nutrono.

L’Ici è nata come tributo locale in funzione dei servizi che i comuni finanziano per gli abitanti (proprietari e inquilini) degli immobili. In Italia, il tributo è però nato con l’anomalia di essere stato posto a carico dei soli proprietari, a differenza di quanto accade negli altri Paesi (a cominciare dalla Germania e dalla Francia) che l’hanno istituito. Ora, addirittura, c’è chi vuole trasformare l’lmu (la nuova Ici), e cioè un’imposta reale, in un’imposta personale.

La smodata pressione fiscale da ultimo imposta agli immobili si basa su due presupposti, entrambi erronei: primo, che in Italia gli immobili fossero tassati, fino all’anno scorso, meno che nel resto d’Europa; secondo, che la ricchezza immobiliare sia una ricchezza improduttiva, Quanto al primo presupposto, è stato dimostrato (e da nessuno contrastato scientificamente) che l’Italia aveva, prima dell’lmu, una tassazione immobiliare in linea con quella degli altri Paesi europei. Quanto al secondo presupposto, siamo in presenza di una tesi che gode della spinta dei mandarini dagli alti stipendi, ma che contrasta con la realtà, che è l’esatto contrario, e cioè che quando va l’edilizia, in realtà va tutto. Specie in questo momento storico, lo sanno bene le migliaia e migliaia di imprese edili rimaste senza lavoro perché la proprietà edilizia diffusa, stremata dalla fiscalità, non ha più i mezzi per provvedere alle ristrutturazioni ed ai riattamenti. Anche le ultime esperienze dimostrano che non c’è crescita senza un settore immobiliare che tiri.

Ci si giustifica col dire che l’alta tassazione italiana trova la sua causa prima nell’alta evasione. E allora, paradossalmente, si calca la mano proprio su un bene che non si può nascondere (e già supertassato). Non solo. È impressionante vedere come chi vuol tassare gli immobili prescinda dal reddito che gli stessi danno o (in molti casi) non danno del tutto o quasi. Si lamenta, anzi, che i valori catastali (criterio salvato dalla Corte costituzionale solo in via provvisoria) non siano aggiornati, dando per scontato che si debba tassare il valore degli immobili anziché il loro reddito, com’è invece sempre stato per il nostro catasto. Col risultato, una cosa che può capitare solo in Italia, che una patrimoniale ha dovuto (e dovrà, se non si interviene) essere pagata coi risparmi anziché con un sovrappiù di ricchezza, come è sempre stato pacificamente ritenuto. La Corte costituzionale tedesca ha (civilmente) stabilito, già nel 1995, che «il prelievo fiscale trova il proprio limite nella capacità di reddito del patrimonio».

L’affitto svolge una grande funzione sociale, favorendo, anche, la mobilità sul territorio di lavoratori, studenti, impiegati pubblici. È il grande assente di ogni dibattito, nessuno si occupa dell’emergenza abitativa che sì creerà condannando all’estinzione l’affitto (la cui fine porta con sé anche la fine dell’investimento in immobili). E l’affitto è sempre stato assicurato, in Italia, dalla proprietà diffusa (oggi discriminata). Finché non si affama la Bestia (della spesa pubblica) non si diminuirà mai la tassazione. Invece, il modo migliore per affamare la Bestia (prima di tutto, eliminando gli sprechi) è proprio quello di non fornirle l’alimento.

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