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Tassato l’annuncio immobiliare

Gli annunci immobiliari esposti nelle agenzie costituiscono pubblicità a tutti gli effetti e, quindi, scontano l’applicazione della relativa imposta comunale. Una nuova tegola si abbatte sui mediatori immobiliari in un periodo non certo facile per il settore. La Corte di cassazione, con sentenza n. 21966 del 16 ottobre scorso, ha infatti stabilito, in maniera per certi versi sorprendente, che i mediatori siano costretti a versare al comune l’imposta sulla pubblicità ogni volta che, come di regola avviene, espongano sulla propria vetrina i cartelli reclamizzanti gli immobili in vendita e/o in locazione.

Il caso in questione nasce dall’annullamento concesso dalla Commissione tributaria provinciale di un avviso di accertamento emesso dal comune di Verona nei confronti del titolare di un’agenzia immobiliare.

Nella specie l’ente locale pretendeva, infatti, di assoggettare all’imposta comunale di pubblicità i cartelli esposti sulle vetrine del mediatore e che raffiguravano gli immobili in vendita con la relativa descrizione. Il contribuente aveva prontamente impugnato l’atto impositivo e in primo grado il giudice tributario aveva accolto le sue ragioni. Lo stesso era avvenuto in appello, in quanto la Commissione tributaria regionale del Veneto aveva confermato la decisione di prime cure, ritenendo che la vetrina di un’agenzia immobiliare, così come lo scaffale di un qualsiasi esercizio commerciale, avrebbe semplicemente lo scopo di esporre i prodotti offerti al pubblico. Di conseguenza il cartoncino contenente il logo dell’agenzia, nonché le foto e la descrizione dell’immobile, non integrerebbe un vero e proprio messaggio pubblicitario.

Di qui il ricorso in Cassazione dell’amministrazione comunale che, del tutto in disaccordo con il giudice tributario, riteneva che i cartelli solitamente affissi nelle agenzie immobiliari non possano affatto essere parificati ai prodotti trattati dagli esercizi commerciali, ma costituiscano delle vere e proprie réclame pubblicitarie, come tali assoggettabili all’imposta locale. Occorre dire che la pervicacia dimostrata dal comune di Verona ha avuto successo perché, come detto, la Suprema corte, ribaltando i precedenti gradi di giudizio, ha stabilito proprio questo principio, che ora probabilmente non farà dormire sonni tranquilli ai titolari delle agenzie immobiliari.

La Cassazione, infatti, ha ritenuto addirittura fuorviante, benché suggestiva, l’equiparazione del cartello al prodotto del commercio al dettaglio perché nel primo caso, a differenza del secondo, il bene esposto in vetrina e offerto in vendita/locazione al pubblico non è presente fisicamente nei locali nei quali viene esercitata l’attività di mediazione ma, appunto, viene semplicemente descritto attraverso immagini e testi. Ciò posto, secondo i supremi giudici, non si può allora che ritenere che i cartelli delle agenzie immobiliari costituiscano dei messaggi pubblicitari, visto che il presupposto per l’applicazione della relativa imposta, ai sensi dell’art. 5 del dlgs n. 507/93, è la «diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile». Per la Suprema corte è dunque innegabile che l’esposizione in vetrina di un cartello contenente la descrizione di un immobile offerto in vendita o in locazione abbia lo scopo di promuovere l’attività del mediatore immobiliare finalizzata alla conclusione dell’affare e costituisca, dunque, un messaggio pubblicitario.

I giudici di legittimità hanno operato anche un interessante distinguo, mettendo a confronto il caso dell’attività di mediazione svolta tradizionalmente in negozi con vetrine posti sul fronte della strada con quello dell’intermediazione esercitata in locali siti ai piani alti degli edifici, ospitata in veri e propri appartamenti (modalità alternativa di gestione dell’attività che, complice la crisi, sembra attualmente in fase di rilancio).

Ebbene, secondo la Suprema corte in questo secondo caso l’agente immobiliare che lavora ricevendo nel proprio ufficio i soggetti interessati all’acquisto o alla locazione di un immobile, ascoltando le loro esigenze e, quindi, illustrando loro le soluzioni che reputa più adatte, all’occorrenza mostrando loro le relative foto, non espone evidentemente alcun cartello pubblicitario e, quindi, non ricorre alcun presupposto impositivo.

Al contrario, invece, nell’agenzia sita al piano terra e munita di vetrine sulle quali sono affissi i vari annunci il titolare intende proprio pubblicizzare gli immobili in essi descritti al fine di promuovere fra il pubblico la richiesta dei suoi servizi di mediazione. In questo secondo caso, come detto, ci sarebbero quindi tutti i presupposti per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità.

La Corte di cassazione è quindi stata chiamata a valutare se nella specie sussistessero i presupposti per l’esenzione dall’imposta di cui all’art. 17, lett. a) e b), del predetto dlgs n. 507/93. Si tratta di esenzioni previste per i meri avvisi al pubblico, dunque attinenti all’attività esercitata nei locali commerciali, a condizione che gli stessi nel loro insieme non superino la superficie complessiva di mezzo metro quadrato per ciascuna vetrina o ingresso. Anche in questo caso è stata però esclusa la ricorrenza delle predette ipotesi di esenzione. In effetti la finalità dei cartelli contenti la descrizione dell’immobile offerto in vendita o in locazione è cosa diversa da quella degli avvisi al pubblico contenenti informazioni sull’attività esercitata nei locali. Si pensi, per esempio, al cartello che riporti l’orario di apertura dell’esercizio commerciale, o a quelli che evidenzino la possibilità di utilizzare la carta di credito o il bancomat o, ancora, a quelli che indichino la presenza di un parcheggio convenzionato per i clienti oppure l’affiliazione ad associazioni di categoria ecc.

Alla stregua di tale principio, i cartelli contenenti la descrizione degli immobili intermediati dall’agenzia immobiliare non possono ricondursi alla nozione di avvisi al pubblico, perché essi svolgono, come sopra evidenziato, una funzione promozionale, ossia quella di attirare verso un immobile determinato l’attenzione di chi abbia interesse ad acquistarlo o condurlo in locazione.

I cartelli esposti nelle vetrine delle agenzie immobiliari, contenenti l’immagine fotografica o la scheda descrittiva degli immobili, vanno quindi considerati a tutti gli effetti dei mezzi pubblicitari, perché promuovono la vendita o la locazione degli immobili raffigurati e, quindi, pubblicizzano l’offerta dei servizi dell’agenzia che di tali immobili gestisce la mediazione.

In questi casi, in effetti, l’agenzia immobiliare gode dell’effetto promozionale generato dai cartelli in questione, anche indipendentemente dalla riproduzione, sugli stessi, del proprio logo e dei propri recapiti.

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