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Tassara riapre il caso Edison. Consob al lavoro sull’esposto

di Simone Filippetti

Scatta l'offensiva di Romain Zaleski sull'Opa Edison. Il finanziere franco-polacco, su cui pende la tegola di un'ipotetica minusvalenza da 300 milioni di euro, va all'attacco di Edf e chiama in causa la Consob con un esposto. Il colosso energetico francese dovrà lanciare un'offerta su Foro Buonaparte, ma vuole farlo a un prezzo non superiore a 0,84 euro per azione. Tassara, che è il primo azionista di minoranza con il 10%, non ci sta all'Opa «low cost» e va in pressing su Consob. La tensione sale, tanto che ieri sono circolati rumors di un ipotetico ritocco del prezzo d'Opa a 1 euro. Gli sceriffi dell'Authority sarebbero intenzionati a costringere i francesi ma in serata è arrivata la secca smentita degli uomini di Giuseppe Vegas. Rimane tuttavia irrisolto il nodo attorno a cui ruota la questione dell'Opa su Edison, ultimo tassello del complesso puzzle che ha portato al riassetto dell'energia in Italia: quello su cui Consob vuole fare luce è l'esistenza di un ipotetico «premio occulto», nascosto tra le pieghe degli accordi di fornitura del gas tra Edison e la futura Edipower italiana (contratti che sono parte integrante dell'accordo Italia-Francia su Foro Buonaparte), e che dovrebbe essere tenuto in considerazione nel calcolo del prezzo dell'Opa.
In ogni caso quei 0,84 euro per azione sono sicuramente troppo poco per la Tassara se confrontato con i valori di carico della holding, che ha le azioni Edison iscritte in bilancio a 1,49 euro. La holding di Zaleski, dunque, se dovesse aderire a un'eventuale Opa a 0,84 euro dovrà contabilizzare una minusvalenza di circa 320 milioni. Così Mario Cocchi, ad della Tassara e consigliere indipendente di A2A (la controparte di Edf nella partita Edison), ha scritto ai sindaci di Edison e depositato un esposto alla Commissione di vigilanza. Nulla è trapelato sul contenuto dell'esposto, ma di certo va nel segno di voler dare manforte a Consob.
Paradossalmente la minusvalenza di Zaleski è acqua al mulino di Edf. Perché a Edf interessa che le adesioni all'Opa siano al lumicino per spendere il meno possibile. Ma questo dipende in buona parte da cosa farà proprio la Carlo Tassara che, da sola, vale metà delle minoranze (il flottante è del 20%). Un prezzo basso è una spinta in Tassara a non aderire all'Opa per non dover contabilizzare la pesante perdita. Ma Zaleski ha anche bisogno di smobilizzare e il suo portafoglio per rimborsare le banche e ridurre i debiti. Il finanziere, poi, deve anche fare i conti con la crisi mondiale che sta mettendo a dura prova portafoglio titoli quotati della holding con una minusvalenza complessiva potenziale che lo scorso autunno, secondo elaborazioni fatte dal Sole24 Ore, raggiungeva circa un miliardo. Alla holding guidata da Pietro Modiano fanno capo, infatti, quote importanti in Intesa Sanpaolo (2,5%), Ubi Banca (2%), Bpm (1,99%), Mps (1,99%), Cattolica (1,4%) e Mittel (20,29%). Spiccano poi le quote in Edison e A2A (2,5%), mentre all'estero figura la partecipazione del 12,8% in Eramet. Di qui il dilemma della Tassara e la contromossa di partire all'attacco di Edf. A questo punto l'esito della partita è in mano alla Consob. Che non aveva certo bisogno dell'affondo di Zaleski, ed è al lavoro da tempo sul dossier: lo scorso 24 febbraio ha risposto al quesito avanzato da Edf, ma non ha emesso il suo verdetto chiedendo invece ulteriori informazioni per poter decidere. Ancora ieri Consob ha chiesto altri dati a Edison ed Edipower. Il che lascia pensare che la risposta non sarà a brevissimo.

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