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Tassa sulle multinazionali Ue e Fmi favorevoli ma gli Usa si dividono

Applausi dal mondo intero, ma anche forti resistenze: le più esplicite proprio negli Stati Uniti. È l’accoglienza riservata alla “global minimum tax” di Janet Yellen, la segretaria al Tesoro nell’amministrazione Biden. Fondo Monetario, Commissione europea, e tanti governi dalla Germania alla Francia, hanno subito manifestato appoggio all’idea. La Yellen si unisce a un’antica battaglia di (alcuni) paesi europei, e di tutte le organizzazioni internazionali (Onu, Fmi, Ocse). «L’economia globale – ha detto – ha bisogno di condizioni competitive più eque per stimolare innovazione, crescita, benessere». L’obiettivo dell’armonizzazione fiscale è porre fine a quella concorrenza fiscale tra Stati, con effetti distruttivi: molti cercano di attirare gli investimenti delle multinazionali offrendo regimi agevolati, alla fine quasi tutti perdono gettito fiscale. Non a caso la Yellen ha rilanciato quest’idea antica proprio quando Joe Biden deve presentare al Congresso una copertura fiscale per il suo piano di duemila miliardi di dollari d’investimenti in infrastrutture. Biden già vuole rialzare la tassa sugli utili societari dal 21% al 28%. La media internazionale è del 24%. Ma per la global minimum tax gli Stati Uniti potrebbero accontentarsi del 21%, visto che bisogna concordare un livello accettabile per molti “paradisi fiscali” che hanno aliquote ben più basse. Il direttore del Fmi, il commissario europeo Paolo Gentiloni, i ministri economici di Berlino e Parigi sono fra i tanti che hanno segnalato il loro accordo con la Yellen. Poiché l’Italia ha la presidenza di turno del G20, in quella sede si può rilanciare un negoziato sulla base delle proposte dell’Ocse, che ha elaborato anche un progetto di digital tax (le due tasse possono essere introdotte insieme o separatamente). Esiste anche un panel in seno all’Onu, che ha proposto un’aliquota compresa fra il 20% e il 30%.
Le obiezioni più forti vengono all’interno degli Stati Uniti. «Vi racconto come va a finire – dice il senatore dell’opposizione Pat Toomey – appena noi repubblicani riconquistiamo la maggioranza al Congresso aboliremo questi aumenti di tasse distruttivi». C’è anche un senatore democratico, il moderato Joe Manchin, contrario ad aumentare il prelievo sulle imprese. Biden non può permettersi defezioni visto che la sua maggioranza al Senato è appesa a un solo voto. Altrove ci sono le resistenze nascoste, che verranno alla luce strada facendo. L’Unione europea include paesi come l’Irlanda e l’Olanda che hanno usato la concorrenza fiscale, offrendo aliquote molto basse pur di attirare multinazionali. Non a caso l’aliquota che si affaccia nelle proposte tecniche dell’Ocse di solito si aggira attorno al 12,5%. Il Regno Unito post-Brexit, che quest’anno presiede il G7, è più vicino alle posizioni dei paesi a basso prelievo fiscale. Intanto uno studio sull’elusione fiscale delle grandi aziende americane rivela che l’anno scorso 55 tra le maggiori imprese non hanno pagato nessuna tassa su 40 miliardi di profitti.
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