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Tassa sul traffico, Milano divisa

di Gianni Santucci e Armando Stella

MILANO — Sarà una cittadella con un muro difensivo da 5 euro. Centro di Milano, Cerchia dei Bastioni, poco più di 8 chilometri quadrati. Si chiamerà Area C: congestion charge, tassa sul traffico. Parte lunedì prossimo. Così la Milano arancione (colore vessillo della vittoria del sindaco Giuliano Pisapia), cerca di trasformarsi in Milano verde, con meno traffico, con più bici, con meno smog, avanguardia europea delle politiche ambientali. La trasformazione si sta però inceppando sul finale, su quelle 78 mila persone che all'interno della cittadella ci vivono e che secondo le regole se escono e rientrano dovranno comunque pagare (pur con un bonus di 40 ingressi gratis, pur con ticket scontato da 5 a 2 euro). Molti si sono riuniti introno al comitato «Residenti no charge». Dicono: «Non è concepibile una tassa per rientrare in casa propria». Il confronto è teso. Il Comune sta studiando correttivi.
Nella cittadella che è il centro di Milano entrano 500 mila persone al giorno, 300 mila di questi sono lavoratori, il 40 per cento di chi ha un'occupazione in città. Il 20 per cento arriva in auto, significa quasi 100 mila macchine al giorno. Ecco a cosa serve l'Area C, dicono le stime, a ridurre di 31/38 mila le macchine e i furgoni che entrano in centro. La barriera è pesante: 5 euro. Per tutti, senza distinzione. Esentati solo i veicoli superecologici, elettrici, a gpl e a metano, le moto e gli scooter. Pesano i tempi di crisi economica, Milano ha aumentato il biglietto dei mezzi pubblici da un euro a un euro e mezzo, alzato l'addizionale Irpef. È in questo contesto che l'amministrazione arancione di Giuliano Pisapia ha voluto comunque aprire la «sfida della città più vivibile». Per oltrepassare l'Ecopass di Letizia Moratti, una tassa sul traffico molto più blanda. L'ha fatto in modo radicale. Sapendo che ci sarà poco da offrire come contropartita: un paio di treni in più sul metrò, qualche linea di bus prolungata. Con la consapevolezza che senza i 30-35 milioni all'anno che si prevede di incassare ci saranno poche possibilità di fare investimenti sul trasporto pubblico. Le regole: provvedimento in vigore dal lunedì al venerdì, dalle 7 e mezza del mattino alle 7 e mezza di sera.
Si respira una rabbia genuina. Contro la «gabella» sui lavoratori, contro «la tassa di rientro in casa». C'è una «maggioranza silenziosa», così si definisce, che un provvedimento forte contro traffico e smog lo chiede da anni e però adesso stenta a farsi sentire. Associazioni, come i Genitori antismog, Ciclobby, Legambiente, un bel pezzo del bacino elettorale di Pisapia. Ecco quel che sta succedendo a Milano: la crisi che impoverisce le famiglie; la roccaforte del centrodestra berlusconiano appena «espugnata» dalla sinistra; l'inquinamento che qui provoca malattie come in poche altre metropoli europee. Questo è l'Area C, un provvedimento contro il traffico che batte sui nervi scoperti dell'economia e dell'amministrazione.
In questo clima l'agguato politico c'è stato. Tanto che è sceso in campo pure Roberto Lassini, l'avvocato che si assunse la paternità dei manifesti «Fuori le Br dalle procure», spuntati un po' in tutta Milano durante l'ultima campagna elettorale. Con lui, un manipolo di militanti del Pdl e della Lega s'è messo alla testa di 4-500 abitanti che hanno coperto d'insulti e di critiche l'assessore alla Mobilità del Comune, Pierfrancesco Maran. È accaduto lunedì sera. Era il primo dibattito pubblico sull'Area C. E s'è respirata però anche una rabbia che di politico non aveva nulla, non collegata ad alcuna appartenenza di partito. Rabbia di portafogli, insofferenza per una nuova tassa. Ieri il sindaco Giuliano Pisapia ha commentato con parole pesanti: «Molte persone sono venute solo per disturbare e boicottare, credo che questo non sia degno, anche da parte dell'opposizione». Nella stessa giornata però la giunta ha studiato un correttivo per smussare almeno una parte dell'opposizione: i confini per chi abita in centro dovrebbero riaprirsi con un paio d'ore d'anticipo, o forse più, così da permettere a chi lavora all'esterno un rientro in casa senza dover pagare l'ingresso. E poi una sorta di Telepass per facilitare il versamento del ticket. Ci sarà infine un periodo di due mesi per mettersi in regola con i pagamenti e le registrazioni. Strategie per un avvio «morbido». Il muro da 5 euro però è alzato. E da quello non si torna indietro.
 

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