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Tassa sui depositi a Cipro. C’è lo sconto ai risparmiatori

BRUXELLES — L’Europa fa (mezza) marcia indietro sulla tassa una tantum imposta alle banche di Cipro: i piccoli depositi nelle banche dell’isola «devono essere trattati diversamente dai grandi depositi» e si «riafferma l’importanza di garantire quelli sotto i 100 mila euro». Lo ha deciso in serata l’Eurogruppo, il vertice dei ministri finanziari dell’Eurozona, dopo una riunione d’emergenza (la seconda in 4 giorni). E così si è ribaltata la prima impostazione del salvagente offerto a Nicosia contro la bancarotta: prelievi forzosi del 6,7% sui depositi fino a 100 mila euro, e del 9,9% a partire da 100 mila. È probabile a questo punto che i primi si dimezzino o comunque riducano, e che i secondi aumentino fino al 12%. In ogni caso, dice ancora l’Eurogruppo, «le autorità cipriote introdurranno una maggiore progressività rispetto a quanto deciso il 16 marzo, fermo restando il tetto degli introiti stabilito». In due parole: la tassa una tantum tanto odiata è per adesso congelata. Anche la Germania e la Banca centrale europea, pur aprendo a qualche modifica, avevano chiesto più volte che il totale previsto non cambiasse: 5,8 miliardi. E così, alla fine, dovrebbe essere: la Ue offre uno «scudo» ai correntisti meno abbienti, li garantisce com’è sempre stato, e non pesta invece su di loro com’era stato deciso venerdì, con una scelta senza precedenti che ha messo a soqquadro tutta l’Eurozona.
Forse ora, a Cipro tornerà un poco di tranquillità. Ma fino a tarda ora, valeva l’ordine diramato dal governo: le banche dovranno restare chiuse anche oggi e domani, una cosa mai accaduta prima. Ma non era mai accaduto prima neanche che un voto in Parlamento, su una questione vitale per il Paese, venisse fatto slittare per 24 ore. La spiegazione di tutto è una sola: si temeva e forse si teme ancora un assalto dei correntisti alle banche e una fuga dei capitali. Nelle ultime ore, la preoccupazione si è rapidamente estesa al resto dell’Eurozona, gli analisti di Moody’s hanno avvertito: il prelievo forzoso deciso dalla Ue può mettere a rischio il rating delle banche europee. Quello che molti temono è che il precedente di Nicosia possa essere ripetuto presto o tardi in altre nazioni dell’euro: nella visione dei più pessimisti, i depositi bancari, fino ad oggi garantiti in tutti i Paesi dell’Unione, potrebbero non esserlo più. O almeno, potrebbero non essere più garantiti quelli più sostanziosi, visti gli ultimissimi sviluppi. Ieri, molti hanno cercato di tranquillizzare l’opinione pubblica: per il portavoce della cancelliera Angela Merkel Cipro è «un caso unico», per la Bce «non c’è assolutamente ragione di temere un contagio per altri Paesi». È il colore dell’incertezza che domina i cieli europei. Come confermano i segnali giunti dalle Borse: sull’altalena sono rimasti ieri tutti i titoli bancari, Milano ha chiuso in calo dello 0,85%. E l’euro ha fatto registrare una caduta fino a 1,2882 dollari. Da Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha fatto sapere che la decisione di Bruxelles è «ingiusta, non professionale e pericolosa»: parla a ragion veduta, perché le banche cipriote custodiscono alcuni miliardi di depositi russi, in parte sospettati di essere frutto di riciclaggio.
Poco prima della virata dell’Eurogruppo, si era fatta viva anche Berlino, mostrando una disponibilità che non ha molti precedenti: esigerebbe che l’introito resti invariato, senza obiettare sulle «rimodulazioni». Intanto, fino a dopodomani, le azioni delle due maggiori banche cipriote non verranno scambiate alla Borsa di Atene: e anche questo è un segnale poco rassicurante. Oggi (forse) il Parlamento di Cipro dirà finalmente la sua. Un «no» era quasi per scontato fino a ieri, ma dopo la frenata dell’Ue molte carte potrebbero cambiare. Per ora, l’emergenza è congelata, ma Cipro attende ancora di essere salvata e l’Eurozona tranquillizzata.

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