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Tassa Airbnb, concorrenza ko

La tassa Airbnb viola la concorrenza. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato scrive ai presidenti delle Camere, al ministro dell’economia e al direttore dell’Agenzia delle entrate giudicando la tassa sugli affitti brevi una norma con effetti restrittivi sulla concorrenza.

«La normativa», scrive l’Antitrust nel bollettino 45 di ieri, «appare potenzialmente idonea ad alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve (ovverosia sui conduttori)». L’ostacolo è per l’Antitrust la ritenuta d’imposta al 21% che questi soggetti si trovano a riversare all’erario per conto dei locatori che chiudono l’affare, attraverso le piattaforme telematiche. Un braccio di ferro, questo, che vede tuttora Airbnb, la piattaforma degli affitti brevi, ancora inadempiente con l’Agenzia delle entrate per i versamenti delle ritenute.

Se il garante della concorrenza da un lato è consapevole che l’intervento mira a realizzare un interesse pubblico di natura fiscale e a contrastare il fenomeno dell’evasione, dall’altro l’introduzione di quest’obbligo non appare proporzionato rispetto al perseguimento della finalità.

L’autorità si spinge a suggerire al legislatore che la finalità di contrasto all’evasione fiscale potrebbe essere perseguita in maniera efficace con strumenti che non diano luogo a possibili distorsioni concorrenziali. E sottolinea che «la normativa in questione rappresenta, allo stato, un unicum nell’ambito del panorama europeo».

L’Autorità poi ritiene che «per soddisfare l’interesse fiscale sotteso alla normativa in esame e al contempo evitare che si producano svantaggi competitivi tra i diversi modelli di business adottati dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online nell’ambito delle locazioni brevi, la disciplina potrebbe limitarsi a prevedere misure meno onerose per i soggetti coinvolti, quale ad esempio la vigente previsione di un obbligo fiscale di carattere informativo in capo agli intermediari e ai gestori di piattaforme immobiliari telematiche».

Un portavoce di Airbnb ha commentato, dopo la presa di posizione dell’Authority: «L’Antitrust ha ampiamente confermato ciò che da mesi denunciamo: la legge attuale è “sproporzionata”, lede la concorrenza, discrimina fra soggetti e persino fra le stesse piattaforme, disincentiva le transazioni online a favore del solito contante e, in ultima istanza, danneggia gli utenti».

Cristina Bartelli

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