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Una task force di scienziati per aiutare le inchieste sui vaccini

Prima di muoversi, o per muoversi meglio, la magistratura può rivolgersi alla scienza. E per le indagini su eventuali reati connessi alla somministrazione dei vaccini anti-Covid — dalle morti sospette in giù — è pronta una task force composta da esponenti dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, e del Comitato tecnico scientifico, per fornire ai pubblici ministeri tutte le informazioni necessarie a orientare le loro attività.

L’indicazione arriva dal procuratore generale della Corte di cassazione Giovanni Salvi, massimo rappresentante della magistratura inquirente, ed è rivolta ai ventisei procuratori generali presso le Corti d’appello, affinché avvisino le Procure che operano sul territorio. La lettera è partita il 18 marzo, e informa che l’Aifa è pronta a supportare «gli organi inquirenti interessati, su loro richiesta», offrendo ogni sostegno «tecnico, professionale e scientifico necessario ad acquisire in via diretta e riservata le informazioni utili sulle caratteristiche e il funzionamento dei diversi vaccini».

Nella missiva sono indicati i nomi di tre dirigenti dell’Aifa, con tanto di indirizzo e-mail e numero di cellulare, che possono essere contattati in qualsiasi momento. E si specifica che l’Agenzia potrà a sua volta contare sulla disponibilità di altri esperti del Comitato tecnico scientifico, tra cui nomi e volti divenuti noti agli italiani in questo anno di pandemia, come i professori Franco Locatelli, Silvio Brusaferro e Giuseppe Ippolito.

In sostanza, i pm che abbiano la necessità di approfondire situazioni legate alle vaccinazioni — come è già capitato in diverse città, da Nord a Sud — possono rivolgersi a questa struttura per acquisire notizie senza ricorrere subito a iniziative come il sequestro di un intero lotto di dosi dopo un decesso sospetto, o l’immediata iscrizione sul registro degli indagati di un intero gruppo di persone potenzialmente coinvolte. È già successo, potrebbe succedere ancora e incidere negativamente sulla campagna vaccinale o sul lavoro negli ospedali. Perciò viene offerta agli inquirenti la possibilità di accertamenti generici e preventivi alla fonte, per così dire, in modo che l’eventuale attività giudiziaria possa essere sempre puntuale ed efficace, ma anche proporzionata rispetto al caso concreto.

L’autonomia dei pm

È uno strumento di lavoro che non intacca la piena autonomia delle scelte dei pm

Non si tratta di «attività di consulenza», chiarisce Salvi, che restano di esclusiva competenza e scelta del singolo pm, al pari della «piena autonomia delle scelte investigative dell’autorità giudiziaria». È uno strumento di lavoro in più, di cui i magistrati possono avvalersi o meno, ma che secondo il procuratore generale può risultare utile a tutti: al ministero della Salute e alla stessa Aifa, poiché sulla base delle richieste degli inquirenti potranno avere in tempi rapidi «informazioni utili per affrontare meglio la campagna vaccinale e adottare tempestivamente le opportune determinazioni per la tutela della salute pubblica»; e alle Procure, le quali potranno immediatamente disporre di dati e notizie «sulle caratteristiche di ogni tipologia di vaccino, anche con riferimento alle specifiche emergenze che di volta in volta potrebbero prospettarsi».

Per il vertice della magistratura inquirente un contatto preventivo con l’Aifa potrà consentire «di indirizzare le iniziative investigative, con indubbi benefici in termini di efficacia e proporzionalità». Ma la messa a disposizione di una struttura di supporto nazionale ha pure l’obiettivo di rendere le attività giudiziarie distribuite sul territorio il più possibile omogenee di fronte a situazioni analoghe.

All’Aifa e al ministero della Salute Salvi ha già chiesto le informazioni di carattere generale su vaccini e somministrazioni, che saranno condivise in una prossima riunione (per via telematica) con i tutti i procuratori generali, seguendo un modello già sperimentato lo scorso anno, dopo la prima ondata della pandemia. Non siamo ancora alle «linee guida» redatte all’epoca per fornire un quadro di riferimento per le indagini sulle responsabilità mediche e sanitarie al tempo del Covid-19, ma è un primo passo in quella direzione.

Nel 2020 la Procura generale della Cassazione raccomandò di stabilire preventivamente, sulla base delle conoscenze scientifiche sul nuovo virus e dei tempi della loro acquisizione, un «comportamento alternativo lecito ed esigibile» in un determinato momento. Ora si tenta di riproporre lo stesso schema in modo da evitare, per quanto possibile, che la giusta esigenza di fare chiarezza su episodi sospetti non freni il contrasto alla diffusione del coronavirus.

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