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“Task force mondiale anti-evasione”

WASHINGTON. Sarà lanciata martedì una task force internazionale per contrastare i paradisi fiscali e l’evasione. E’ una “piattaforma fiscale comune” messa in piedi dal Fondo monetario, dalla Banca mondiale e dall’Ocse per assicurare trasparenza e risalire ai beneficiari delle società off-shore, attraverso lo scambio di informazioni e dati. La questione è divenuta urgentissima dopo la pubblicazione dei Panama Papers, migliaia di documenti che hanno messo nei guai i potenti del mondo, provocando uno sconquasso politico enorme.
Ad annunciare la nuova task force è il numero uno del Fmi, Christine Lagarde, chiudendo gli spring meetings di Washington. «E’ fondamentale mettersi tutti intorno ad un tavolo, anche i paesi a basso reddito», spiega. Il nuovo organismo, non avrà «alcun orientamento politico ». Sarà piuttosto un tavolo tecnico, chiamato anche a vigilare sul rispetto delle raccomandazioni vecchie e nuove che saranno fatte ai governi, ancora più dopo le rivelazioni dei papers. Davanti ai microfoni, Lagarde ricorda che il Fondo, nel 2012, aveva prodotto uno studio sulla situazione fiscale di Panama ma quel report «è passato praticamente inosservato». Il Nobel Joseph Stiglitz, che le siede accanto in questo seminario tutto dedicato ai problemi fiscali, per accelerare i tempi, propone una minimum tax sugli utili globali delle multinazionali.
Le rivelazioni contenute nei papers suonano ancora più rilevanti se si pensa che oltre 300 milioni di individui nel sud del mondo ancora vivono con meno di 2 dollari al giorno e un fiume di migranti è costretto a sradicarsi dalle proprie terre spinto dalla fame e dalle guerre. «Venti contrari», così li definisce Bill Gates, il filantropo fondatore di Microsoft, nella lotta alla povertà che tuttavia sta portando buoni risultati: «Negli ultimi 25 anni sono stati fatti progressi formidabili”.
Povertà e immigrazione sono due facce della stessa medaglia, secondo uno studio del Fmi che riguarda ai flussi migratori come “una risorsa preziosa” per i paesi ospitanti, Europa in testa. Prima i migranti si integrano e trovano lavoro, meglio è perché aiuteranno le finanze pubbliche dei Paesi che li accolgono, attraverso il pagamento delle tasse e dei contributi. Nel rapporto, l’Italia è vista come una terra di passaggio, la Turchia come il primo approdo. Germania, Austria e Svezia, come le mete preferite. Ma è chiaro che se i muri si alzano, non solo dislocazioni e desiderata cambiano, ma c’è il rischio di nazionalismi. Anche secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro, porterà benefici di lungo termine ai paesi ospitanti. Banca mondiale e Fmi dovrebbe però offrire il loro aiuto nella gestione della crisi.
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