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Tasi, ultimo giorno per le aliquote

Arriva l’ultimo giorno utile per le decisioni comunali sulla Tasi, e le caratteristiche del nuovo tributo sui servizi indivisibili prendono forma nelle delibere locali: con parecchio allarme fra i contribuenti, al punto che ieri sul tema è intervenuto lo stesso Matteo Renzi. Intervistato nel corso della trasmissione Porta a Porta, il premier ha annunciato nuovi interventi, spiegando che il Governo «metterà un limite alla tassazione, ci sarà una tassa sola e si saprà quanto costa». Un obiettivo che impone un ridisegno della Iuc, da varare con la legge di stabilità per l’anno prossimo, mentre per ora i contribuenti devono fare i conti con la Tasi che, parole di Renzi, «ci siamo trovati» ed è stata caraterizzata da «mancanza di chiarezza».
I Comuni hanno tempo fino alla mezzanotte di oggi per inserire le proprie delibere, dopo aver completato l’iter di approvazione, nel Portale del federalismo fiscale. Ma, nonostante i molti rinvii, è assai probabile che in molti mancheranno all’appuntamento. Ieri il censimento ufficiale del dipartimento Finanze contava 5.630 delibere ma al netto dei doppioni (ci sono Comuni che hanno rivisto nel tempo le proprie decisioni, e quindi hanno mandato un secondo atto correttivo o integrativo del primo); la consulta dei Caf calcola in 5.300 gli enti locali con il quadro delle aliquote già definito e pubblicato. Mancano, quindi, quasi 2.800 Comuni, cioè il 35% del totale.
Attenzione: la scadenza di oggi riguarda la trasmissione delle delibere al ministero, attraverso l’unico canale rappresentato dal Portale del federalismo fiscale (il dipartimento Finanze ha fatto sapere di non accettare strade “alternative” dalla posta tradizionale a quella elettronica, certificata o meno: si veda Il Sole 24 Ore del 3 settembre), ma il dipartimento Finanze ha tempo fino a giovedì della prossima settimana, 18 settembre, per pubblicarle. Il ritmo sta accelerando, negli ultimi due giorni le Finanze hanno allungato l’elenco con oltre 550 decisioni locali, e solo fra otto giorni si potranno leggere i risultati definitivi di questo anno travagliato.
Non sono pochi, comunque, i Comuni in difficoltà, a partire da Palermo dove le tensioni fra Giunta e consiglio sulla proposta di fissare l’aliquota al 2,9 per mille hanno fatto saltare il numero legale e spinto il sindaco Leoluca Orlando a intervenire direttamente in aula per spiegare le ragioni di questa scelta (la discussione è ancora in corso). La Cgia di Mestre calcola che sono 25 i capoluoghi di Provincia ancora assenti dagli elenchi ministeriali, e si ha notizia di gruppi di Comuni che hanno deciso di inviare comunque al ministero le delibere di giunta, allineando i tempi delle decisioni finali in consiglio con le scadenze per il bilancio di previsione (30 settembre, giorno entro il quale vanno definite anche le regole su Imu e Tari): il dipartimento ha annunciato però che pubblicherà solo le «deliberazioni di determinazione delle aliquote o di approvazione dei regolamenti».
Il calendario intricato ha effetti diretti sui contribuenti perché, nei Comuni che non si vedranno pubblicare le delibere entro il 18 settembre, bisognerà pagare la Tasi ad aliquota standard dell’1 per mille, senza detrazioni. Per le abitazioni principale, significa far pagare tutti, compresi quelli che non hanno mai versato l’Imu grazie al vecchio sconto fisso di 200 euro. Le conseguenze sono ancora più spiacevoli per le famiglie numerose, perché con l’Imu era prevista una detrazione aggiuntiva da 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni di età: una famiglia con due figli, che vive in un appartamento da 80mila euro di valore fiscale (200-250mila euro di prezzo di mercato, a seconda delle città) e non pagava nulla di Imu, con la Tasi standard sarà chiamata a versare 80 euro. Per gli altri immobili, la Tasi standard si aggiungerà all’Imu, a meno che quest’ultima non abbia già raggiunto da sola il tetto del 10,6 per mille.
Ma problemi analoghi, dopo l’anticipo di giugno nei 2.187 Comuni che avevano deliberato entro maggio, emergeranno in tanti Comuni che hanno deciso le aliquote fra giugno e oggi, e che quindi chiameranno alla cassa i contribuenti entro il 16 ottobre. Secondo l’ultimo censimento del Caf Acli (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 settembre) il 57% degli enti che ha deciso di applicare la Tasi sulle abitazioni principali non ha previsto detrazioni, e anche dove gli sconti compaiono sono spesso limitati a precise fasce di reddito o categorie catastali. In media, calcola la Cgia di Mestre, la Tasi sulle abitazioni principali sarà più leggera della vecchia Imu, ma nel nuovo tributo le medie dicono poco: il problema, dove le detrazioni non ci saranno o saranno leggere, è legato alle case di valore medio-basso, che sono la maggioranza e che rimpiangeranno l’Imu, mentre le case di valore più alto, che pagavano più del 50% della vecchia imposta, si vedranno presentare un conto Tasi assai più leggero.

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