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Tasi, sugli errori promesso il perdono

In via amministrativa, se basta, oppure con una legge, se serve; in ogni caso, «i contribuenti onesti non verranno colpiti da interessi o sanzioni» per gli inciampi in una delle tante variabili che ostacolano i pagamenti della Tasi. La rassicurazione è arrivata ieri dal vice ministro dell’Economia Enrico Morando, e rafforza il solco tracciato mercoledì dall’intervento del sottosegretario di Via XX Settembre, Enrico Zanetti, in risposta al question time in commissione Finanze alla Camera (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).

Resta da chiarire quali errori, ed entro quali termini, potranno essere sanati, ma l’intervento del Governo a questo punto è certo. «Personalmente – ha precisato Morando – ritengo sia sufficiente l’azione amministrativa, attraverso una direttiva o una circolare dell’agenzia delle Entrate, ma se serve interverremo con una norma di correzione».
Legge o circolare, i problemi da tamponare sono parecchi e si moltiplicano insieme con le sfaccettature infinite del tributo. Il più importante per diffusione riguarda le date: la legge, dopo una prima fase di incertezza, ha fissato per l’acconto il 16 giugno e il Governo, con il decreto legge della scorsa settimana e l’emendamento parallelo al decreto Irpef, ha deciso di confermarla nei Comuni che hanno deliberato entro il 23 maggio. In queste delibere, però, si trova di tutto anche dal punto di vista del calendario: quelle approvate prima del decreto «salva-Roma» ter, quando le date erano libere, possono prevedere date diverse dal 16 giugno, e la stessa scelta è stata compiuta anche da Comuni che hanno deciso dopo, sfruttando la loro «autonomia regolamentare». Altre amministrazioni hanno deciso proroghe più o meno in extremis, perché pressate dai contribuenti e dalle associazioni di professionisti e consumatori. Spesso, in questi casi, la delibera continua a riportare la data del 16 giugno, ma i Comuni hanno annunciato in vario modo la possibilità di pagare senza interessi e sanzioni entro date successive.
In questi casi, a ben vedere, il problema sanzioni è legato più che altro alle difficoltà dei contribuenti che devono destreggiarsi fra le date diverse decise da Comune a Comune. Per chi paga entro la scadenza fissata dall’amministrazione, comunque, il rischio di penalità o interessi non dovrebbe presentarsi, perché a farlo scattare sarebbe l’accertamento avviato dallo stesso Comune che ha deciso la proroga.
Più complicato, allora, è il quadro negli enti che hanno confermato la data del 16 giugno, e magari hanno servito un menu di aliquote e parametri particolarmente ricco e quindi in grado di mettere in difficoltà chi deve fare i conti: in media, secondo i dati di Assosoftware, ogni delibera contiene 11-12 aliquote diverse per le differenti tipologie di immobili, e anche le detrazioni, quando ci sono, intervengono a complicare il quadro. Ci sono Comuni che hanno deciso più di 20 sconti articolati per fasce di rendita catastale; altri hanno introdotto formule che producono detrazioni “personalizzate”; altri ancora si sono dedicati alla presenza di anziani o disabili, con parametri variamente incrociati con le condizioni reddituali o patrimoniali della famiglia che costringono professionisti e centri di assistenza fiscale a complicate ricerche dei dati. In questi casi, bisognerà decidere se lo stop alle sanzioni riguarderà solo chi si presenta puntuale alla cassa ma sbaglia i calcoli (come avvenuto per il saldo Imu del 2013) o anche i ritardatari, e in quali termini.
Quando il caos supera i livelli di guardia, interviene anche lo Statuto del contribuente, che blocca interessi e sanzioni se l’errore è dovuto da «obiettive condizioni di incertezza della norma tributaria» (articolo 10 della legge 212/2000). Le «condizioni di incertezza», però, dovrebbero essere accertate da un giudice, e quindi intervenire dopo che l’accertamento ha bussato alla porta del contribuente ed è stato impugnato. «Le soluzioni – conferma il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti – ci sono e devono evitare sanzioni-beffa: ma il prossimo impegno è quello di rivedere le norme sul Fisco locale, perché ormai siamo al delirio».
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