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Tasi, la scadenza è mobile

Tre date e tre diverse combinazioni possibili, a seconda delle decisioni (e della relativa tempistica) assunte da ciascun comune. È questa l’ultima soluzione (la terza in meno di sei mesi) partorita dal governo per il versamento della Tasi, il nuovo tributo comunale sui servizi che da quest’anno affianca l’Imu e la tassa rifiuti (Tari). Come previsto, la norma è stata inserita come emendamento al dl 66/2014 (quello sul bonus Irpef), ma è stata anticipata con un provvedimento d’urgenza varato venerdì dal consiglio dei ministri.

Le tre date sono il 16 giugno, il 16 ottobre e il 16 dicembre, ma non tutti i contribuenti sanno già quando (e quanto) dovranno pagare.

Le uniche certezze, infatti, riguardano i possessori e i detentori di immobili localizzati in quei 2.177 comuni (l’elenco è disponibile sul sito www.italiaoggi.it) che hanno già deciso la misura delle aliquote e delle detrazioni con deliberazioni pubblicate sul portale del Mef entro il 31 maggio scorso.

In questi casi, per il versamento della Tasi valgono le stesse scadenze previste per l’Imu: entro il 16 giugno andrà pagato un acconto del 50%, mentre il saldo dovrà essere pagato entro il 16 dicembre

In tutti gli altri comuni, invece l’appuntamento alla cassa è rinviato e le relative scadenze sono ancora mobili, in quanto condizionate, come detto, dalle scelte che le amministrazioni comunali compiranno nei prossimi mesi.

Negli enti che decideranno le aliquote e le detrazioni entro il 10 settembre e riusciranno a pubblicarle sul sito del Mef entro il 18 settembre, l’acconto dovrà essere pagato entro il 16 ottobre, mentre per il versamento del saldo resterà ferma la scadenza del 16 dicembre.

Infine (e siamo alla terza combinazione possibile), se i comuni non decideranno neppure entro il 10 settembre (o non riusciranno a inviare le deliberazioni al Mef in tempo utile per farle pubblicare entro il 18 settembre), la Tasi sarà da versare in un’unica soluzione entro il 16 dicembre, applicando l’aliquota base dell’1 per mille e senza calcolare alcuna detrazione.

A dire il vero, ci sarebbe una quarta combinazione possibile, ossia versare tutto in una botta sola entro il 16 giugno. Ma è un’opzione non consigliabile, dato che, come detto, il quantum potrebbe ancora subire delle variazioni, sia in più, con necessità di versare la differenza, sia (anche se è meno probabile) in meno, con necessità di chiedere il rimborso.

Al momento, peraltro, non è chiaro fino a quando i comuni possano modificare le proprie decisioni con effetti sul saldo di dicembre. In base alle regole generali, la dead-line è rappresentata dal termine per l’approvazione del bilancio di previsione, che attualmente è fissato al 31 luglio, ma che potrebbe slittare ancora (l’anno scorso si è arrivati al 30 novembre). Inoltre, c’è l’art. 193 del Tuel, che consente ai sindaci, laddove necessario per salvaguardare gli equilibri contabili del proprio ente, di modificare le tariffe e le aliquote dei tributi entro il 30 settembre.

Il dubbio è se eventuali provvedimenti assunti e pubblicati dopo il 18 settembre per variare decisioni già assunte in precedenza siano da considerare ai fini del saldo o se invece tale data rappresenti comunque un limite invalicabile. Entrambe le soluzioni paiono sostenibili: da un lato, la scadenza del 18 settembre è collegata in modo diretto a quella del 16 ottobre, ma dall’altro il legislatore sembra non ammettere decisioni tardive, prevedendo che in tali casi i contribuenti debbano applicare l’aliquota base. Sul punto, dunque, è necessario un chiarimento. In ogni caso, è bene chiarire che chi paga a giugno non dovrà in nessun caso farlo anche ad ottobre, ma solo a dicembre.

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