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Tasi in tre tappe ma solo nel 2014

Dopo lunga riflessione, il Senato ha riformulato il calendario della Tasi 2014 imboccando la strada più complessa. Il testo approvato in commissione è quello preparato nei giorni scorsi dai tecnici del Governo (e anticipato sul Sole 24 Ore del 24 maggio, e riscrive termini e adempimenti per Comuni e contribuenti in questo modo: l’acconto della Tasi rimane dovuto entro il 16 giugno nei 2.181 Comuni che hanno deciso e inviato le delibere con le aliquote entro il 23 maggio al dipartimento Finanze, che le ha pubblicate entro sabato scorso. In tutti gli altri casi, l’appuntamento alla cassa è rinviato al 16 ottobre, con una novità che per le abitazioni principali si trasforma nei fatti in un’anticipazione perché per loro si prevedeva il pagamento in soluzione unica a dicembre nei casi in cui il Comune non avesse deliberato in tempo.
Attenzione, però: per capire quanto si dovrà pagare bisogna attendere il 18 settembre, quando il dipartimento Finanze pubblicherà le delibere inviate entro il 10 settembre dai Comuni che hanno mancato il primo appuntamento. Per evitare sorprese, poi, la nuova regola contempla anche l’ipotesi in cui i Comuni non riescano a chiudere la partita della Tasi nemmeno entro la seconda finestra di settembre. Oggi, infatti, il termine per approvare bilanci preventivi e decisioni tributarie è fissato al 31 luglio, ma le tante incertezze che ancora gravano sulla finanza locale e l’esperienza degli ultimi anni suggeriscono la possibilità di rinvii ulteriori, anche a ottobre-novembre. In ogni caso, se il Comune non avrà deciso nemmeno a settembre, oppure se le decisioni dovessero incontrare qualche ostacolo sulla via della pubblicazione da parte del dipartimento Finanze, tutti i contribuenti saranno chiamati a pagare l’acconto misurandolo sull’aliquota base dell’1 per mille, e nel caso di immobili concessi in locazione l’inquilino dovrà versare il 10 per cento.
Un’ipotesi del genere era già affiorata in passato, e per evitare problemi con gli immobili diversi dall’abitazione principale si prevede che nemmeno in questi casi di ritardo ulteriore la somma di Imu e Tasi possa superare il tetto del 10,6 per mille. In questo modo, si evita il rischio di chiedere acconti non dovuti ai proprietari di seconde case o altri immobili che si trovano in Comuni nei quali la Tasi su queste categorie non sarà applicata, ma il rischio torna immutato per le abitazioni principali: il pagamento ad aliquota standard, infatti, non prevede detrazioni, e di conseguenza presenta il conto anche a case di valore medio-basso che potrebbero poi essere esentate dal versamento del tributo grazie agli sconti comunali. In questi casi, di conseguenza, la prospettiva sarebbe quella di far pagare qualche decina di euro che poi i Comuni dovrebbero restituire una volta fissate aliquote e detrazioni. C’è un modo solo, ora, per evitare questo inciampo, ed è legato al fatto che tutti i Comuni approvino e inviino le loro aliquote entro il 10 settembre. Scompare per sempre il bollettino pre-compilato per tutti: i Comuni dovranno però assicurare la compilazione «su richiesta» del contribuente.
L’architettura disegnata dall’emendamento, che deve comunque essere puntellata da un decreto legge (probabilmente in arrivo a fine settimana) perché il decreto Irpef non sarà convertito prima del 16 giugno, continua a non piacere a molti. Ieri l’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili (Unagraco) è tornata a chiedere una proroga generalizzata a fine settembre ricordando che «con i continui cambi di regole nemmeno le software house riescono a stare al passo» con le novità, e la Tasi rischia di «rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso» di un calendario fiscale all’ingorgo. L’Associazione nazionale tributi enti locali (Anutel), che esamina le delibere per affiancare Comuni e contribuenti, parla di «una situazione di caos generale di cui rischiano di far le spese i contribuenti», mentre Confedilizia parla di «un’imposizione politica sbagliata» nella regola che indica lo standard del 10% nella quota a carico degli inquilini. Più soddisfatta l’Anci, che parla di «soluzione ragionevole», anche se il presidente Piero Fassino evoca un «rischio liquidità per i Comuni» per il meccanismo con cui agli enti in proroga si riconosce entro il 20 giugno un anticipo pari al 50% della Tasi standard.

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