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Tasi al traguardo, rincari in vista

Come ogni scadenza fiscale che si rispetti, anche quella della Tasi ha prodotto la corsa dell’ultima ora, e potrebbero arrivare verso quota 5mila i Comuni che hanno inviato al dipartimento Finanze le delibere con le aliquote del nuovo tributo in tempo, cioè entro la mezzanotte di ieri, per chiedere ai contribuenti l’acconto “ritardato” del 16 ottobre. Ieri, secondo i calcoli di Confedilizia, gli enti in regola con il calendario erano 3.623, ma il ministero negli ultimi giorni è stato sommerso di delibere, e ha tempo fino al 18 settembre per pubblicarle. La città più grande impegnata nel rush finale è stata Palermo, che dopo una seduta notturna in consiglio comunale ha approvato una contestata aliquota del 2,89 per mille sull’abitazione principale (con detrazioni inversamente proporzionali alla rendita catastale), ma nella stessa situazione sono molte amministrazioni medio-piccole.
Solo ieri, comunque, i nuovi ingressi nel censimento del dipartimento Finanze sono stati quasi 600, e la prospettiva sembra quella di arrivare a meno di mille enti mancanti all’appello. I Comuni sono 8.094: in 2.187 casi le aliquote sono comparse entro maggio, e gli acconti sono stati pagati in genere prima dell’estate (il termine ordinario era il 16 giugno, ma molti Comuni hanno previsto date diverse stoppando le sanzioni come “consentito” dallo stesso ministero), e dovrebbero essere quindi intorno ai 5mila (cioè il 60% del totale) gli enti nei quali la data da segnare in rosso per gli acconti è quella del 16 ottobre.
I numeri definitivi compariranno entro il 18 settembre, ma nonostante il rush finale e il superlavoro ministeriale per gestirlo, quella che si profila è una situazione caotica, in cui molti contribuenti saranno costretti a rivolgersi a professionisti e Caf per scoprire quanto devono pagare. E in molti casi le notizie non saranno buone, soprattutto per chi abita in case di valore medio-basso “graziate” in passato dalle detrazioni fisse dell’Imu (200 euro per tutti, più 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni) sostituite nella Tasi dagli sconti “liberi” eventualmente decisi dai Comuni.
Rispetto all’Imu pagata sull’abitazione principale nel 2012 (l’anno scorso i 9/10 dell’imposta sono stati coperti dallo Stato), la Tasi si rivelerà più cara per molti milanesi, fiorentini, catanesi e per alcuni napoletani, e soprattutto per i tanti italiani che vivono in Comuni dove non saranno previste detrazioni: gli sconti infatti sono impossibili se la delibera non comparirà nel database delle Finanze entro il 18 settembre, perché in quei casi si pagherà sempre la Tasi standard all’1 per mille (senza superare, sugli immobili diversi dall’abitazione principale, il 10,6 per mille nella somma di Imu e Tasi), ma anche nel 57% dei Comuni che hanno deciso in tempo (la stima è del Caf Acli su 4mila enti: si veda Il Sole 24 Ore dell’8 settembre) le detrazioni non hanno trovato spazio in delibera.
Anche dove ci sono, però, gli sconti sono spesso selettivi: a Milano, con l’eccezione delle rendite più basse, toccano solo ai redditi fino a 21mila euro, a Catania riguardano solo alcune categorie catastali, e a Firenze spesso non riescono a pareggiare i conti con la vecchia Imu. Non così a Roma, dove l’incrocio tra valori catastali elevati e sconti di peso riesce sempre a rendere la Tasi più leggera dell’Imu.
Intanto, la promessa di Renzi di rivedere il meccanismo riapre il dibattito in vista delle modifiche per il 2015: «Noi non abbiamo mai rivendicato aumenti di Imu e Tasi – sostiene il presidente dell’Anci, Piero Fassino –; se il Governo intende introdurre correzioni ne prenderemo atto, ma da noi non è arrivata alcuna richiesta».

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