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Tariffe, ordini, Antitrust: fronti di guerra

di Isidoro Trovato

Archiviata la manovra finanziaria correttiva, non si placano gli echi delle polemiche. Ci sono molti problemi ancora aperti e contrasti irrisolti. Il fatto che tra le motivazioni del declassamento dell'Italia da parte di Standar&Poor's ci sia anche la mancata attuazione di una profonda riforma delle professioni, dimostra quanto sia complesso affrontare questo tema nel nostro paese.

Malgrado il ministro Giulio Tremonti all'inizio di luglio avesse più volte affermato che fosse arrivato il momento di riformare profondamente il sistema ordinistico, il risultato finale è stata una non riforma. E' vero, qualcosa è cambiato: la retribuzione obbligatoria dei praticanti (che prima venivano spesso fatti lavorare gratis), la reintroduzione di tariffe minime (derogabili), l'obbligatorietà dell'assicurazione professionale, la possibilità di utilizzo della «pubblicità professionale».

Un processo di modernizzazione lo hanno chiamato i più benevoli, un bizantino compromesso per cambiare il meno possibile, a parere dei più critici.

Fatto sta che i fautori delle liberalizzazioni più profonde (Confindustria e Antitrust) sono rimasti delusi perché si attendevano un'apertura totale al libero mercato con l'abbattimento di paletti e steccati (esame di Stato compreso).

Alcune categorie rimangono insoddisfatte del testo finale: gli avvocati per la chiusura di tanti uffici giudiziari e per il rafforzamento della mediazione; i commercialisti perché avrebbero voluto l'introduzione delle società professionali di capitale; il mondo delle parafarmacie perché anche stavolta «la politica non avuto il coraggio di abbattere privilegi e riserve di cui beneficiano i farmacisti», garantendo così un settore tutt'altro che liberalizzato.

Dunque sono ancora molti i nodi irrisolti del mondo professionale. Alcuni sono emersi più prepotentemente negli ultimi giorni e abbiamo provato ad analizzarli singolarmente.

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