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Tariffe «liberalizzate» per spingere la mediazione

di Marco Marinaro

La mediazione spinge sulla concorrenza. Le ultime modifiche introdotte con il Dm 145/2011, infatti, vanno tutte nel senso della massima autonomia degli organismi nella scelta delle tariffe da applicare. E considerato il numero di enti accreditati, a oggi 443, è difficile immaginare la costituzione di "cartelli". Il ministero della Giustizia risponde così all'esigenza, da più parti espressa in questi mesi, di ridimensionare i costi della mediazione soprattutto nei casi in cui questa è condizione di procedibilità, vale a dire nei casi in cui è obbligatoria, e ancor di più quando al procedimento, destinato a concludersi con esito negativo, non partecipa anche la parte chiamata dall'istante in mediazione.

La modifica più significativa attiene proprio all'ultima ipotesi indicata: infatti, in base alla nuova tariffa la parte istante dovrà corrispondere all'organismo di mediazione un importo di soli 40 euro (qualora il valore della controversia sia inferiore a mille euro) ovvero di 50 euro (qualora il valore della controversia ecceda il valore di mille euro).

Questa modifica riduce drasticamente i previsti introiti per gli organismi di mediazione in quanto in precedenza la mancata partecipazione comportava soltanto la riduzione di un terzo delle spese di mediazione secondo i diversi scaglioni e, quindi, in base al valore della controversia (a questa riduzione si sommava quella di un'ulteriore quota di un terzo qualora ci si fosse trovati nel campo della mediazione obbligatoria). Le differenze sono sostanziali e lo sono soprattutto per le controversie di valore rilevante ove nonostante le riduzioni previste la parte istante in precedenza si trovava a dover versare somme non esigue pur nell'impossibilità di svolgimento della mediazione.

Altre sono le correzioni apportate come, ad esempio, la possibilità di aumentare le spese di mediazione fino a un quarto (in precedenza fino a un quinto) nel caso in cui la mediazione si concluda con un accordo, la riduzione delle spese per la mediazione obbligatoria nella misura di un terzo per le liti di valore fino a 250mila euro e diviene della metà per quelle di valore superiore, viene eliminata la possibilità di applicare gli aumenti previsti per la formulazione della proposta di conciliazione o per la particolare complessità o difficoltà della controversia sempre nelle materie nelle quali la mediazione è condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria.

Infine, si prevede che quando il valore della controversia sia indeterminato o indeterminabile o vi sia una notevole divergenza tra le parti sulla stima, sarà l'organismo a decidere il valore di riferimento, ma sino al limite di valore di 250mila euro; si precisa altresì che se all'esito del procedimento il valore risulterà diverso, l'importo dell'indennità sarà dovuto secondo il corrispondente valore di riferimento. In precedenza era comunque l'organismo a decidere il valore, ma non era posto alcun limite, in tal modo si evitano eccessive incertezze e discrezionalità e si rapporta al valore effettivo ed all'esito del procedimento il costo che graverà sulle parti per la mediazione svolta.

Un ulteriore incentivo alla riduzione delle tariffe viene poi introdotto consentendo la derogabilità dei minimi tabellari previsti dal Dm 180/2010 anche per gli organismi costituiti da enti pubblici. Ciò dovrebbe garantire una piena concorrenza tra gli organismi pubblici e privati nella consapevolezza tuttavia che un'eccessiva riduzione dei costi potrebbe ostacolare il consolidarsi di servizi di mediazione qualitativamente adeguati.

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