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Tariffe e tribunale i nodi al pettine

di Simona D'Alessio e Ignazio Marino 

Cancellazione delle tariffe, preventivo obbligatorio e tribunale delle imprese. Queste solo alcune delle norme contenute nel decreto liberalizzazioni che hanno unito nella protesta gli ordini professionali. Già perché il dl n. 1/2012, dopo un (travagliato) iter in commissione industria, è previsto arrivi in aula al senato il 29 febbraio per essere licenziato entro il 2 marzo, e svariate norme interessano il mondo delle professioni regolamentate.

Alcune sono in bilico perché i parlamentari lavoreranno fino a 24 ore prima dell'approdo in assemblea, altre con tutta probabilità saranno messe al voto senza ritocchi: quasi tutte sono oggetto di una feroce contestazione da parte delle categorie. Ecco alcuni capitoli spinosi del progetto di legge.

Notai. Semaforo verde da parte della commissione industria del senato all'aumento della pianta organica per i notai e il rafforzamento della concorrenza nei distretti (articolo 12 del decreto). La norma viene modificata da un emendamento (prima firmataria Anna Finocchiaro, Pd) che prevede che il bando debba concludersi con la nomina dei professionisti entro un anno dalla data di pubblicazione del testo di proclamazione delle procedure per la selezione di nuovi posti. La modifica, finalizzata a dare tempi certi per il buon esito delle attività concorsuali, obbliga pertanto a nominare i notai entro un anno dall'emanazione del bando per i successivi concorsi relativi all'anno in corso, al 2013, al 2014 e a partire dal 2015.

Tribunale delle imprese.

Nel testo si stabilisce di creare fori specializzati che dovranno occuparsi di tutte le controversie che riguardano la materia societaria, ossia 12 sedi specializzate in marchi e brevetti. Se, però, l'idea piace ai magistrati che in un recente incontro con il ministro della giustizia Paola Severino hanno auspicato l'aumento degli uffici previsti, gli avvocati sono nettamente contrari: il Consiglio nazionale forense boccia, infatti, la proposta di istituire «una giustizia a due velocità a vantaggio delle imprese e a danno di quella ordinaria, alla quale sono sottratte risorse umane e finanziarie», segnalando con preoccupazione «l'identità di contenuto» tra le soluzioni prospettate dal governo e quelle indicate da Confindustria.

Società di puro capitale. La norma, contenuta nell'art. 9 del dl, vede la sollevazione da parte dell'avvocatura (è una delle ragioni della protesta indetta dal 15 al 23 marzo, con «blocco totale» dell'attività, autosospensione del gratuito patrocinio e della difesa d'ufficio, ndr), che teme che l'attività degli studi legali possa essere orientata dal finanziatore, danneggiando un principio cardine della professione forense: l'indipendenza. L'esecutivo, per scongiurare ingerenze, sarebbe orientato a lasciare in mano ai soci non professionisti soltanto un massimo di un terzo dei voti necessari all'approvazione delle delibere assembleari.

Preventivi al cliente e tariffe. Altri mal di pancia li crea l'obbligo di presentazione di un preventivo in forma scritta, uno strumento che il governo considera importante per consentire agli utenti di conoscere in anticipo il valore delle prestazioni offerte dal professionista.

Il Pdl ha fatto sapere di essere contrario all'iniziativa, così come all'abolizione delle tariffe minime, che dovrebbero essere sostituite da nuove soglie fissate entro quattro mesi dai tecnici del Guardasigilli.

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