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“Tariffe, blocco fino al 2013” stop a luce, gas, acqua e trasporti

ROMA — Per la spending review spunta a sorpresa il blocco delle tariffe. Il governo, con un semplice articolo di nove righe contenuto in un decreto, propone il congelamento, fino al 31 dicembre 2013, di tutte le tariffe di luce, gas, acqua e trasporti. La misura avrebbe l’effetto di “contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini e delle imprese”. Il tutto con una semplice determinazione: “È sospesa sino al 31 dicembre 2013 — recita l’articolato — l’efficacia delle norme statali che obbligano o autorizzano organi dello Stato o autorità a emanare atti aventi ad oggetto l’adeguamento di diritti, contributi o tariffe a carico di persone fisiche o persone giuridiche in relazione al tasso di inflazione ovvero ad altri meccanismi automatici. Per quanto riguarda i diritti — prosegue il testo — i contributi e le tariffe di pertinenza degli enti territoriali l’applicazione della disposizione è rimessa all’autonoma decisione dei competenti organi di Governo”. In un solo colpo in pratica l’esecutivo cerca di azzerare gli aumenti incombenti di tutti i settori dell’energia e dei trasporti. Un sollievo per gli utenti e le imprese, una mazzata per le imprese coinvolte, tipo Enel, Acea, Autostrade. Tanto che sul provvedimento si sarebbe aperto un serrato confronto tra il premier e il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, per il quale ci sarebbero sicuri effetti negativi per i titoli delle società quotate in Borsa.
Battaglia nell’esecutivo, quindi, ma acque agitate anche fuori. Monta infatti la protesta dei protesta dei sindacati mentre la spending review fatta di tagli cammina a singhiozzo con l’obiettivo di raggiungere il traguardo venerdì prossimo. Alla vigilia dell’incontro di oggi con il governo Cgil, Cisl e Uil alzano il tiro e minacciano lo sciopero. Torna ad avvisare il governo il segretario del Pd Bersani che definisce «inaccettabili» i tagli al sociale, mentre anche il Pdl non sembra voler digerire la manovra sugli statali.
A rendere caldo il clima sindacale sono in prima battuta le misure sul pubblico impiego. «Se occorrerà uno sciopero generale lo faremo», ha minacciato il leader della Cisl Raffaele Bonanni. «Gli statali hanno già dato», ha detto la numero uno della Cgil Susanna Camusso. I sindacati assieme a Regioni, Comuni e Province saranno convocati da Monti a Palazzo Chigi.
Le febbrili trattative in serata sembravano sfociare in un tentativo di ricerca di un punto di mediazione. Per i 10 mila esuberi della pubblica amministrazione si profilerebbe un esodo in 2-3 anni, verso i 60 anni di età, con la riapertura dei termini antecedenti alla riforma Fornero ma che in contropartita imporrà una dilazione nell’erogazione del Tfr che verrebbe congelato per compensare le maggiori spese pensionistiche. Al netto di questa manovra il blocco del turn over e delle consulenze esterne consentirebbe a regime risparmi per 1 miliardo. Anche sulla sanità trattativa serrata: si profilano tagli per 8 miliardi in tre anni e solo 1 per il 2012 (su cui si era attestato Balduzzi).
Le cifre complessive continuano a ballare, ma se Bondi ha presentato un «menù» di 9 miliardi
immediatamente aggredibili, le ultime correzioni alle bozze del decreto prevederebbero tagli ricondotti entro i 4-5 miliardi solo per la seconda metà di quest’anno.
Il doppio arriverebbe nel biennio successivo. Mentre emerge l’assicurazione da parte del governo che non si procederà
con tagli lineari, ma selettivi. Non si esclude infine l’ipotesi dei «due stadi»: il primo partirebbe oggi e il secondo arriverebbe solo in autunno con la legge di stabilità.
In questo quadro dal fronte della maggioranza si reitera l’allarme del Pd: il segretario Bersani ieri ha detto che «non è accettabile tagliare il sociale». Ed ha osservato: «Non credo che la spending review sia una cosa solo da funzionari del Tesoro». Più cauto il Pdl: anche se il vicepresidente della Camera Leone ha sparato un «no» ai tagli «indiscriminati», ma ha avvertito che bisogna valutare la «bontà dei criteri».

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