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Tariffario pubblico per i legali

Gli avvocati potranno costruirsi il tariffario di studio e pubblicizzarlo. I parametri stabiliti con il decreto 140/2012 sono certo un punto di riferimento, ma il professionista potrà discostarsene nel contratto con il cliente. La struttura della nota spese presentata al cliente non prevede più la distinzione tra diritti e onorari, come nel vecchio tariffario. Sussiste, quindi, libertà sia nella modulazione delle voci di spesa sia nella quantificazione degli importi. Le voci di spesa potranno essere individuate per fasi di attività con un importo onnicomprensivo per singola fase; oppure si potrà ricorrere al compenso orario. Altre possibilità sono quelle del patto di quota lite o del palmario. Con il palmario il cliente attribuisce all’avvocato un compenso aggiuntivo per la favorevole conclusione della pratica. Con il patto di quota lite l’avvocato viene pagato solo in caso di esito favorevole con una quota su quanto percepito dal cliente.

Lo schema di contratto elaborato dal Consiglio nazionale forense prevede il sistema del compenso per fasi in alternativa al compenso su base oraria. Il modello contiene, poi, una limitata forma di palmario in caso di conciliazione della controversia. Il modello del consiglio nazionale forense non disciplina, invece, una forma di quota lite. La liquidazione del compenso per fasi rispecchia l’impostazione del decreto sui parametri per la liquidazione giudiziale, anche se le fasi individuate nel modello di contratto proposto dal Consiglio nazionale forense sono diverse da quelle inserite nel decreto ministeriale sui parametri. Il modello di contratto prevede queste fasi: mediazione, studio, cautelare, fase introduttiva, istruttoria, decisoria ed esecutiva. Peraltro è possibile articolare le fasi in maniera differente, senza essere vincolati a uno schema predefinito. Una questione particolare riguarda il rapporto tra il compenso stabilito nel contratto e le spese liquidate dal giudice al termine della causa. Ad esempio Tizio accetta di pagare all’avvocato Caio la somma di 100 per la rappresentanza in un determinato giudizio; la causa va bene, ma il giudice riconosce a Tizio la somma di 50 da chiedere all’avversario che ha perso; nel modello del Cnf in questo caso Tizio rimane obbligato a pagare all’avvocato a somma di 100 e recupererà 50 da controparte (rimane, quindi, a carico di Tizio la differenza di 50). Altra ipotesi è quella in cui il giudice liquidi spese legali per un importo superiore a quello contrattuale: la somma eccedente viene assegnata nello schema di contratto all’avvocato, che la recupererà dalla controparte soccombente. Si tratta di una clausola per la quale si prevede una doppia sottoscrizione.

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