Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tariffa rifiuti puntuale, sulle controversie decide il giudice ordinario

La Tari puntuale (Tarip) è una entrata privatistica. Di conseguenza la giurisdizione appartiene al giudice ordinario e non al giudice tributario. Con l’ordinanza 11290/2021 (depositata ieri 29 aprile), le Sezioni unite della Cassazione, in linea di continuità con quanto affermato in materia di Tia2, si sono pronunciate per la prima volta in favore della natura non tributaria della Tarip, con effetti a cascata anche sull’applicazione dell’Iva.

Ai sensi dell’articolo 1, comma 668, legge 147/2013, i comuni, in alternativa alla Tari “classica”, possono istituire una Tari corrispettivo, qualora abbiano attivato sistemi di misurazione puntuale dei rifiuti prodotti. Non vi può essere dubbio alcuno sul fatto che la volontà del legislatore sia quella di prevedere un sistema di prelievo diverso da quello tributario. La questione critica è però stabilire se tale risultato sia stato in concreto raggiunto, poiché, come ammesso anche nella pronuncia in esame, la distinzione tra entrata tributaria e entrata patrimoniale non risiede nella diversa nomenclatura adottata nella legge ma nei connotati del prelievo. Uno di questi è rappresentato dal rapporto sinallagmatico tra il quantum dovuto e il servizio fruito.

Sempre in tema di Tarip, ricorda l’ordinanza che è stato emanato il decreto dell’Ambiente del 20 aprile 2017 che ha stabilito i requisiti in presenza dei quali si intende realizzato il sistema di misurazione dei rifiuti prodotti. Allo scopo, il medesimo decreto afferma che il presupposto minimale è la determinazione della sola frazione di rifiuto indifferenziato. Non è difficile osservare al riguardo che, poiché la frazione indifferenziata tende a divenire sempre più residuale, la metodologia in esame nella maggior parte dei casi si risolve nella ponderazione di una quota pressoché irrilevante degli scarti complessivamente prodotti.

Va aggiunto che, nel comune interessato dalla vicenda contenziosa, era precisato in regolamento che la mancata utilizzazione del servizio non comporta né esonero né riduzione del prelievo. Ciononostante, le Sezioni Unite, richiamando il proprio precedente n. 8631/2020 in materia di Tia2, hanno affermato la natura corrispettiva della Tarip. Tanto, in ragione del fatto che la stessa si inserisce in un sistema gestionale comunque fondato sulla quantificazione dei rifiuti conferiti. Nella delibera locale erano infatti previste due quote variabili, in aggiunta alla quota fissa, commisurate la prima al rifiuto differenziato, la seconda a quello indifferenziato.

Viene da ultimo rimarcato come, nel regolamento comunale, fosse indicata la competenza della giurisdizione ordinaria, così comprovando la volontà dell’ente di istituire un prelievo patrimoniale – volontà per vero insita nella stessa norma di legge applicata.

Sembra dunque che la Suprema Corte voglia volgere la sua attenzione sulle specifiche caratteristiche del prelievo, così come regolamentato in concreto dai singoli comuni. D’altro canto, non pare ammissibile una tariffa non tributaria che misura poco o nulla e che deve essere pagata a prescindere dalla fruizione del servizio. Se così fosse, la stessa sarebbe ancora meno “corrispettiva” della vecchia Tia1 (articolo 49 del Dlgs 22/1997), più volte qualificata come tributaria.

L’ulteriore effetto indiretto dell’ordinanza è la conferma dell’applicazione dell’Iva sulla tariffa in esame.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa