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Tari più leggera per le imprese

Non sono soggette alla Tari le superfici utilizzate per le lavorazioni industriali o artigianali dove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali. Non si può ritenere corretta l’applicazione della tassa rifiuti alle superfici destinate alle attività produttive, escludendo solo la parte occupata dai macchinari.

In questo modo le imprese sarebbe assoggettate a una duplicazione di costi, perché i produttori di rifiuti speciali oltre a far fronte al pagamento della tassa dovrebbero sostenere anche il costo per lo smaltimento in proprio.

Le superfici adibite in misura prevalente a lavorazioni industriali o artigianali sono totalmente intassabili, poiché la presenza umana determina una quantità modesta di rifiuti urbani.

Lo ha chiarito il dipartimento delle finanze del ministero dell’economia, con la risoluzione n. 2 diffusa ieri. La risoluzione riporta di fatto il contenuto di una risposta a interpello fornita dalle Finanze a un’azienda di Bergamo e anticipata su ItaliaOggi del 4 dicembre scorso.

Secondo il ministero dell’economia, il potere regolamentare locale può essere esercitato «nel solo ambito in cui gli è consentito, poiché laddove le superfici producono rifiuti speciali non assimilabili, il comune non ha alcuno spazio decisionale in ordine al potere di assimilazione».

Pertanto, «i magazzini intermedi di produzione e quelli adibiti allo stoccaggio dei prodotti finiti devono essere considerati intassabili in quanto produttivi di rifiuti speciali, anche a prescindere dall’intervento regolamentare del comune».

Allo stesso modo vanno escluse dalla tassazione «le aree scoperte che danno luogo alla produzione, in via continuativa e prevalente, di rifiuti speciali non assimilabili, ove siano asservite al ciclo produttivo». Naturalmente, precisa la risoluzione, l’esonero può essere riconosciuto a condizione che i produttori di rifiuti speciali forniscano idonea prova dell’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

Per il ministero questa interpretazione è in linea con quanto disposto dall’articolo 1, comma 649, della legge di Stabilità (147/2013). In base a questa norma non sono soggette al pagamento della Tari le superfici in cui vengono prodotti rifiuti speciali. Nella determinazione della superficie tassabile non si calcola quella parte dove si formano questi rifiuti in modo continuativo e prevalente, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori.

La formulazione letterale del comma 649 è tutt’altro che un esempio di chiarezza, in quanto ha fatto già discutere e può generare contenzioso, tra comuni e contribuenti, nella parte in cui richiede la produzione di rifiuti speciali «in via continuativa e prevalente» al fine di ottenere l’esonero dal prelievo.

Il dubbio che si pone è se qualora sussista il requisito della continuità e prevalenza non possono essere tassate integralmente le superfici in cui si producono anche rifiuti speciali oppure se il beneficio rimane sempre circoscritto alla parte della superficie interessata e l’esonero è parziale. Il ministero sembra optare per la prima soluzione. Anche una parte della dottrina sembra orientata a ritenere valida questa interpretazione. È stato infatti affermato che in presenza dei requisiti della continuità e prevalenza nella produzione di rifiuti speciali, non sia tassabile l’intera superficie dell’immobile.

Si ritiene, invece, che nonostante l’infelice formulazione della disposizione di legge l’agevolazione fiscale dovrebbe essere sempre limitata alla parte dell’immobile interessata dalla formazione di questi rifiuti e non si dovrebbe estendere all’intera superficie, vale a dire a quella in cui si producono rifiuti ordinari, a prescindere dal fatto che la loro quantità sia più o meno modesta.

Tuttavia, come indicato nella risoluzione, l’esclusione dall’obbligo di conferire i rifiuti al servizio pubblico si ha solo nei casi in cui sia fornita dimostrazione del loro autosmaltimento e a condizione che l’avvenuto trattamento venga effettuato in conformità alla normativa vigente.

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