Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Taranto, il processo Ilva in bilico

Già oggi i legali – dei Riva, dei dirigenti dell’Ilva e di alcuni altri imputati – dovrebbero presentare l’istanza di rimessione del processo per disastro ambientale e avvelenamento doloso. Si tratta del filone principale dell’affaire Ilva, la cui udienza preliminare inizierà a Taranto il 19 giugno. In quella occasione, il Gup verificherà la presenza delle parti in causa. 
Quindi, dovrà trasmettere l’istanza alla Corte di Cassazione, apponendo le sue eventuali osservazioni. Il Gup potrà decidere se sospendere l’udienza preliminare o se proseguire in attesa del giudizio della Cassazione. Se la Cassazione accogliesse questa istanza, il tribunale territorialmente competente sarebbe quello di Potenza. La scelta di rivolgersi alla Cassazione sarebbe motivata dall’ipotesi tecnica del “legittimo sospetto”. Ossia il pericolo che il giudizio non sia sereno e indifferente all’ambiente, e quindi all’esito processuale. Di norma, il giudice naturale è rappresentato dal magistrato che opera nello stesso luogo in cui si consuma – o si presume che si sia consumata – una fattispecie di reato. In alcuni casi, però, la condizione ambientale – esterna alla procura e all’azione dei magistrati – potrebbe togliere “serenità” a questi ultimi.
In questo caso, da chi si rivolge alla Corte di Cassazione, non verrebbe in alcun modo discussa la congruità delle azioni della magistratura tarantina. Nessun tipo di critica sarebbe mossa alla meccanica endogena dell’azione giudiziaria. In qualche maniera, invece, sarebbe evidenziato lo scenario esogeno in cui i magistrati tarantini si sono trovati ad operare.
Dunque, verrebbe introdotto nell’iter giudiziario il tema, non semplice da decrittare, delle condizioni storiche sperimentate da Taranto e del profilo psicologico e emotivo di una intera comunità. Lasciando poi alla Corte di Cassazione il compito di capire quali potrebbero essere gli effetti di – involontaria – pressione esercitata sui magistrati pugliesi da un ambiente – in sé e per sé – tutt’altro che pacifico e sereno.
Verrebbe dunque evidenziato l’impatto – dagli effetti contraddittori – di una industrializzazione realizzata dall’economia pubblica di matrice Iri. Con l’industria primaria un ente come lo Stato – sentito da molti tarantini come “lontano” – avrebbe indubbiamente portato ricchezza al territorio. Ma, allo stesso tempo, avrebbe prodotto pure un impatto – tipico dell’industria primaria novecentesca – significativo. Prima di tutto sull’ambiente. Ma anche sugli assetti sociali, che in qualche maniera con l’arrivo – calato dall’alto – della grande industria ne sono stati rimodulati. Un senso di distanza acuitosi con le privatizzazioni imposte nei primi anni Novanta dalla Comunità Europea allo Stato italiano. E, ulteriormente esacerbatosi, negli anni successivi, con la gestione Riva.
Nell’istanza di rimessione del processo, verrebbero anche ricostruiti gli ultimi due anni. Anni in cui tutti i protagonisti – dalle forze dell’ordine ai sindacati, dagli amministratori ai rappresentanti delle istituzioni – si sono trovati a operare in condizioni difficili. Sotto la pressione di una vicenda giudiziaria dalle forti implicazioni mediatiche. E con una comunità locale che si è trovata da un lato nel bisogno di avere quasi un riconoscimento dei sacrifici fatti in questi quarant’anni e, dall’altro, sembra avere assegnato alla magistratura il compito di definire quasi un senso di futuro per sé e per i propri figli, al di fuori e senza la fabbrica.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa