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Tar, smaltire l’arretrato costa

Milletrecento euro a udienza. È questo il compenso che i magistrati amministrativi dei Tar e del Consiglio di stato percepiranno per l’attività di smaltimento degli arretrati per l’anno 2014. La comunicazione ufficiale è arrivata il 22 luglio con una nota trasmessa dal segretario generale della giustizia amministrativa, Oberdan Forlenza, ai sindacati che rappresentano i lavoratori comparto giustizia.

I quali denunciano disparità di trattamento, dovendosi accontentare di incentivi ben più esigui o addirittura nulli (come avvenuto nel 2013). Tanto che già nei mesi scorsi le sigle avevano dichiarato in maniera unitaria «forti preoccupazioni e malcontento nel personale della giustizia amministrativa, con il rischio di evidenti ricadute sulle attività chiamate a svolgere». Proprio ieri i sindacati hanno richiesto nuovamente un incontro urgente sul tema al presidente del Consiglio di stato, Giorgio Giovannini.

I 200 magistrati che hanno aderito al piano straordinario dovranno dimostrare di essere in regola con il deposito delle sentenze «ordinarie». A loro spetteranno complessivamente un milione e 276 mila euro. Con le 138 udienze programmate l’obiettivo è quello di smaltire da un minimo di 4.677 a un massimo di 7.695 fascicoli pendenti. Ciascun giudice può prendere parte a un’udienza straordinaria al mese, fino a un massimo di sei. «Si parla di risorse insufficienti e di crisi della giustizia, ma poi ci accorgiamo che ne esiste una con doppio portafoglio», dichiara il segretario generale della Ugl-Intesa Fp, Francesco Prudenzano, «i magistrati del Tar e del Consiglio di stato percepiranno un compenso di 1.300 euro a udienza per un arretrato da loro stessi generato, visto che le udienze si svolgono durante l’orario di lavoro».

È l’articolo 16 delle norme attuative del Codice del processo amministrativo a prevedere il piano straordinario di abbattimento degli arretrati, nei limiti dei fondi disponibili nel bilancio del Cpga (l’organo di autogoverno della categoria) ed effettivamente non utilizzati.

«Non dimentichiamo che i circa 36 mila lavoratori giudiziari aspettano ancora i compensi accessori per il 2013», prosegue Prudenzano «e molti per effetto della chiusura degli uffici sono costretti, a proprie spese, a fare i pendolari «giudiziari». O i soldi ci sono per tutti o per nessuno».

La possibilità di destinare al personale amministrativo risorse specifiche per l’incentivazione della produttività era stata al centro di una protesta sindacale anche lo scorso anno. Nel 2013, infatti, i fondi per lo smaltimento delle cause arretrate sono stati destinati interamente ai magistrati (circa 413 mila euro complessivi, un terzo del budget di quest’anno). Un «comportamento inaccettabile» secondo le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, che avevano proclamato per il 24 febbraio 2014 una mobilitazione presso le sedi di palazzo Spada e dei Tar. Il sit-in era stato poi sospeso a seguito dell’apertura del tavolo di negoziazione, dopo che il Cpga aveva individuato nella percentuale del 20% la somma da accantonare per il personale.

Va ricordato che la riduzione delle pendenze nella giustizia amministrativa, soprattutto quelle ultradecennali, è uno degli obiettivi programmatici annunciati dal governo Renzi nel Def, unitamente alla riforma dell’intera giurisdizione. Lo scorso anno i ricorsi definiti hanno superato quelli presentati (114 mila contro 64 mila), proseguendo quindi nel dimagrimento dei vecchi fascicoli. Un trend che dura ormai da cinque anni, nei quali le controversie da decidere sono passate da 650 mila a circa 290 mila.

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